da Hardware Upgrade :

Mentre le consegne di hard disk nel Q4 2022 si sono praticamente dimezzate, c’è un altro supporto di archiviazione che sta godendo di un buon andamento, e non stimo parlando di SSD bensì dei nastri magnetici. La tendenza non coinvolge il mercato consumer, ma i settori del cosiddetto “cold storage“, e potrebbe durare fino al 2027.

Le ragioni sono diverse, ma la principale è naturalmente il costo: il nastro magnetico ha un rapporto prezzo/capacità nettamente superiore ai convenzionali dischi rigidi. Per avere un metro di paragone, una bobina a nastro magnetico riesce a contenere fino a 580 TB di dati, circa 30 volte in più rispetto agli HDD più capienti.

Naturalmente, a differenza dei dischi rigidi, il nastro magnetico può essere letto o scritto solo in sequenza, ragione per cui le prestazioni sono sensibilmente inferiori rispetto ai tradizionali HDD. Tuttavia, si tratta di un compromesso accettabile soprattutto nel contesto del cold storage.

Per chi non lo sapesse, infatti, per “cold storage” si intende l’archiviazione a lungo termine dei dati, ovvero informazioni a cui non ci si accede quasi mai, ma che necessitano di essere mantenute. A tali condizioni, quindi, l’archiviazione su nastro rappresenta la soluzione più flessibile, soprattutto in considerazione del fatto che i dati da archiviare aumentano ogni anno.

Non a caso, le bobine hanno venduto per un totale di 79,3 exabyte segnando un +14% nel 2022 su base annua. Una tendenza che secondo gli analisti continuerà almeno fino al 2027 con un tasso di crescita annuo composto del 21%, portando il totale spedito a 207,1 EB in quell’anno.

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