La nuova Honda Prelude arriva con un messaggio piuttosto semplice: finalmente un’auto bassa che non ha complessi di inferiorità nei confronti dei SUV. Non prova a imitarli, non cerca di sembrare più grande o più alta di quanto sia. Rimane una coupé. In un mercato dove molte berline si sono progressivamente avvicinate all’architettura dei crossover, Honda compie una scelta quasi controcorrente. Riprende uno dei nomi più iconici della propria storia e lo riporta su strada dopo venticinque anni con una formula molto chiara: una sportiva compatta pensata prima di tutto per chi guida.
La sesta generazione della Prelude entra nell’era dell’elettrificazione con un powertrain full hybrid, ma senza perdere il carattere che ha reso celebre questo nome fin dal 1978: l’idea che l’automobile possa essere anche un oggetto costruito per il piacere di stare al volante.
Design degli esterni e dell’abitacolo
La Prelude appare quasi come un oggetto fuori dal tempo. Non tanto per nostalgia, quanto per geometria. La vettura misura 4,52 metri di lunghezza, 1,88 metri di larghezza e appena 1,35 metri di altezza. Numeri che definiscono una silhouette bassa, larga e distesa sull’asfalto, esattamente come ci si aspetta da una coupé.
Il design nasce da un’ispirazione dichiarata: gli alianti, oggetti in cui la purezza delle superfici è prima di tutto una questione aerodinamica. Il frontale è basso e filante, con fari LED sottili che amplificano la percezione della larghezza. La mascherina scura quasi scompare tra i volumi, mentre il paraurti scolpisce l’aria con prese e superfici pensate per gestire i flussi sotto la vettura.


