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Hope è il documentario che vuole raccontare l’Amazzonia attraverso il suo equilibrio (molto fragile e molto complesso)

by | Nov 30, 2025 | Tecnologia


Belém, Brasile – Alla ricerca di una chiave di lettura, tra necessità e fragilità. La scelta di attraversare il Brasile per un documentario sull’Amazzonia (Hope) era il sogno – ora realizzato – di Roberta Bonacossa e Nadia Paleari, arrivate alla Cop30 di Belém dopo una settimana trascorsa nella foresta. Le giovani, insieme al regista Federico Fontana e al videomaker Andrea Scotti Rosato, hanno passato giornate immerse nei libri di portoghese, dormito notti all’aperto e macinato centinaia di chilometri. Poi si sono imbarcate in una spedizione che a inizio novembre le ha condotte nella città di Manaus, capitale dello stato di Amazonas. La sua storia comincia nell’Ottocento. Ai tempi, ad attrarre investimenti (e problemi) era la gomma, la cui produzione era legata agli alberi di caucciù.

Finita l’ondata, l’economia locale precipita: a salvarla è il governo (all’epoca autoritario), intervenuto nel 1967 per creare una zona franca a fiscalità agevolata. Una mossa che ha attirato nugoli di industrie straniere che si sono insediate nei pressi di Manaus per produrre componenti elettroniche da esportare in Cina e Stati Uniti.

Uno dei simboli più potenti di Manaus – dicono Bonacossa e Paleari a Wired – è o encontro de dos aguas, il punto in cui il Rio Negro e il Rio delle Amazzoni si incontrano, senza mai mischiarsi. Una particolarità dovuta a differenze di temperatura, velocità e composizione. Un equilibrio che esiste proprio grazie alla diversità. Una metafora perfetta di questa città e, forse, del Brasile stesso, forse proprio la rappresentazione dell’intrinseca convivenza tra opposti che si vede qui”.

Le due documentariste sono alla loro prima esperienza: nella vita si occupano di consulenza per la sostenibilità e sono parte dell’associazione Change for Planet di cui Bonacossa è presidente. Con altri colleghi, si aggirano da anni tra i padiglioni della conferenza sul clima delle Nazioni Unite. In Brasile hanno percorso un pezzo della Br319, la strada transamazzonica che collega Manaus a Porto Velho, tra i pochissimi varchi che rendono la città raggiungibile via terra. Ma non per le merci: gli unici approdi adeguati al traffico cargo passano via cielo e via fiume.

Hope sarà pronto ad aprile 2026

Per trovare i fondi per la realizzazione del documentario sull’Amazzonia, che si chiamerà Hope (speranza), hanno fatto ricorso al crowdfunding, riuscendo a coprire le spese. L’uscita è prevista per aprile del prossimo anno, dopo una fase di post-produzione.

Con il documentario vogliamo raccontare la complessità dei luoghi che abbiamo visitato, le storie che non si leggono nei dati, le connessioni profonde tra persone e territori. I punti di vista che sono spesso contraddittori e diversi tra loro, oltre alla grande verità: un’unica risposta non è mai possibile”. A Belém, raccontano, “abbiamo trovato un’energia che non ci aspettavamo”. La scommessa è quella di assistere a un evento storico, quello che potrebbe portare il mondo fuori dall’era delle fonti fossili.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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