Hormuz, l’Iran e il pedaggio sui cavi sottomarini: quali saranno le ripercussioni globali?

L’ultima iniziativa dell’Iran riguardo la tassazione sui cavi sottomarini ha sollevato preoccupazioni e interrogativi sul futuro delle comunicazioni globali. Recentemente, Ebrahim Zolfaghari, portavoce militare iraniano, ha annunciato pubblicamente che il governo di Teheran intende imporre delle tariffe sui cavi internet nel protettorato dello Stretto di Hormuz. Questa dichiarazione è il culmine di una serie di discussioni all’interno del parlamento iraniano, dove si sono esaminati vari piani che mirano ai cavi in fibra ottica che attraversano una delle più importanti rotte marittime del mondo.

La proposta iraniana: licenze e diritti di manutenzione

La strategia iraniana prevede l’introduzione di tre elementi chiave: autorizzazioni obbligatorie per le compagnie straniere che gestiscono i cavi, canoni annuali da versare da parte di grandi aziende tecnologiche come Google e Amazon, e una regolamentazione che conferirebbe all’Iran il monopolio sulle riparazioni dei cavi nell’area. Mostafa Taheri, un esponente del parlamentare (Majles), ha stimato che da questa operazione l’Iran potrebbe ricavare fino a 15 miliardi di dollari. Inoltre, alcune fonti iraniane non hanno escluso la possibilità di monitorare il traffico che transita sui cavi, portando a interrogativi sulla privacy e la sicurezza dei dati a livello globale.

Attualmente, nello Stretto di Hormuz operano sistemi di cavi intercontinentali di grande rilevanza commerciale, come il Gulf Bridge International (GBI) e l’Asia-Africa-Europe 1 (AAE-1), alcuni dei quali sono configurati per evitare le acque territoriali iraniane, evidenziando una crescente preoccupazione geopolitica.

Oltre il petrolio: lo Stretto come snodo digitale cruciale

Nonostante sia famoso principalmente come punto di passaggio per il petrolio, lo Stretto di Hormuz gioca un ruolo essenziale anche nel traffico internet globale. I cavi sottomarini trasmettono dati cruciali per servizi cloud, comunicazioni militari e finanziarie, inclusi i trasferimenti internazionali di denaro tramite sistemi come SWIFT. Qualsiasi ostacolo o limitazione operativa avrà conseguenze ben oltre la regione del Golfo. L’industria tech italiana, basata sulla connettività globale, potrebbe subire impatti economici significativi a causa di ritardi nelle comunicazioni e nei servizi digitali.

La proposta di imposta sui cavi si inserisce nel più ampio contesto di tensioni tra Iran e Stati Uniti e nel blocco navale degli Stati Uniti ai porti iraniani. Questo spostamento della pressione economica dal dominio fisico a quello digitale rappresenta un approccio innovativo da parte di Teheran.

Un precedente inquietante: l’incidente dei cavi nel Mar Rosso

Per valutare il rischio reale del nuovo piano iraniano, è utile esaminare un precedente evento nel Mar Rosso. Nel 2024, quattro sistemi di cavi sottomarini furono danneggiati a causa di incidenti legati al traffico marittimo militare, causando un 25% di interruzione del traffico dati tra Asia ed Europa. Sebbene Internet abbia dimostrato una resilienza notevole, la lentezza delle riparazioni ha avuto ripercussioni su vari settori, dai pagamenti online alla telemedicina, sottolineando la vulnerabilità delle infrastrutture digitali.

Questo esempio illustra che l’ostacolo ai cavi non è solo una minaccia fisica, ma anche la difficoltà di riparare le infrastrutture in un contesto di conflitto attivo. Se l’Iran dovesse implementare la sua proposta di monopolio sulle riparazioni, celebrare la vulnerabilità del sistema globale diventerebbe una realtà concreta.

Conclusioni: un segnale di cambiamento

La proposta dell’Iran rappresenta una mossa strategica più che un piano operativo concreto. Pur essendo giuridicamente controversa e con attuabilità limitata, essa segna una nuova era nella coercizione geopolitica. Un’azione simile potrebbe avere effetti a catena sulle economie e le comunicazioni globali, con particolare riguardo per quelle italiane, assetti commerciali sempre più dipendenti da linee internet stabili. La minaccia di controllo sull’infrastruttura invisibile che sostiene il mercato digitale globale pone interrogativi fondamentali sulla sicurezza e sull’affidabilità delle comunicazioni future.