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I campioni di roccia provenienti dall’asteroide Bennu cambiano il modo in cui dovremmo cercare la vita nell’Universo

di webmaster | Feb 15, 2026 | Tecnologia


Nello studio, gli scienziati hanno analizzato gli isotopi del carbonio dell’aminoacido glicina trovato nei campioni provenienti da Bennu, scoprendo che i due atomi della sua formula (C2H5NO2) sono perlopiù identici, a indicare che derivano da un unico precursore, forse l’acido cianidrico. Se, invece, avessero trovato isotopi del carbonio differenti nella stessa molecola, ciò avrebbe indicato la provenienza da ingredienti di partenza distinti, come aldeidi e acido cianidrico. Le indagini sugli isotopi dell’azoto, inoltre, hanno mostrato livelli molto elevati di azoto-15, a prova che la reazione può essere avvenuta nei ghiacci esposti a radiazioni ultraviolette nelle zone più remote e fredde del sistema solare primordiale.

Bennu e Murchison: extraterrestri a confronto

L’ipotesi presentata dai ricercatori della Penn State rappresenta davvero una novità nel pensiero scientifico attuale, formatosi finora sulle informazioni ricavate negli anni dall’analisi del meteorite Murchison, caduto in Australia nel 1969. Murchison, ancora oggi, è un punto di riferimento per lo studio della materia organica extraterrestre: anche all’interno di questo sasso spaziale sono stati rinvenuti aminoacidi, la cui firma chimica però indica una formazione in acqua calda. “I nostri risultati – commenta la co-autrice Ophélie McIntosh – suggeriscono che i corpi ‘genitori’ di Bennu e Murchison si siano probabilmente originati in regioni del sistema solare chimicamente distinte“. Mentre Murchison ci racconta di un passato contraddistinto da calore e fasi acquose su un corpo planetario già formato, Bennu è una sorta di capsula del tempo che conserva una chimica molto più antica, legata all’eredità interstellare.

“Mano destra” e “mano sinistra”

Quelli ricavati da Bennu sono dati molto articolati e complessi, e alcuni sono così strani che si fa fatica a interpretarli. Per esempio, c’è un mistero legato alla chiralità degli aminoacidi: queste molecole esistono in due forme che sono l’una l’immagine speculare dell’altra – come le nostre mani, che sono uguali ma speculari, e quindi non sovrapponibili. Nei campioni di Bennu queste due forme sono presenti nella stessa quantità per ogni aminoacido trovato e ci si aspettava che avessero la stessa firma isotopica, dato che in teoria si sono originate dallo stesso processo chimico. Ebbene, per un particolare aminoacido (l’acido glutammico) non è così: la forma “destra” contiene quantità di azoto pesante superiori rispetto alla forma “sinistra”. E i ricercatori non sanno esattamente perché. Forse – ipotizzano – l’anomalia è dovuta all’interazione con alcuni minerali presenti sull’asteroide.

Più possibilità di vita oltre la Terra

“Ora abbiamo più domande che risposte – ammette Baczynski – Speriamo di poter continuare ad analizzare una gamma di meteoriti diversi per esaminare i loro amminoacidi. Vogliamo sapere se continuano a somigliare a Murchison e Bennu, o se forse c’è ancora più diversità nelle condizioni e nei percorsi che possono creare i mattoni della vita”. Una considerazione, però, è già possibile: se la “via del ghiaccio” è possibile, allora le probabilità che i mattoni della vita siano sparsi un po’ ovunque nell’Universo aumentano moltissimo. La ricerca della vita, dunque, non dovrebbe limitarsi a pianeti o lune con acqua liquida, ma comprendere anche corpi celesti ghiacciati ed esposti a radiazioni.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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