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I data center fanno il miracolo: i partiti di centro, destra e sinistra uniti per trasformare l’Italia in hub euromediterraneo

di webmaster | Feb 25, 2026 | Tecnologia


Costruire più data center in Italia, soprattutto farlo in tempi congrui, con meno ostacoli burocratici. E possibilmente senza conseguenze di lungo periodo dal punto di vista ambientale. È questa l’ambizione della legge delega approvata alla Camera dei deputati che, una volta espletato anche il passaggio in Senato, impegnerà il nostro governo a intervenire entro sei mesi per disciplinare il settore dei centri di elaborazione dati nel nostro paese. I famosi data center, appunto. Espressione inglese dentro alla quale, secondo il deputato di Fratelli d’Italia Enzo Amich, relatore del testo unificato, “c’è tutto: dal mondo bancario a Netflix, passando per i social. Ormai è una infrastruttura di vitale importanza per la quotidianità”.

Un tema che unisce l’arco parlamentare

Il provvedimento nasce dalla confluenza, coordinata da Amich, di cinque proposte di legge presentate da partiti distanti nell’arco parlamentare: Azione, Partito democratico, Movimento 5 stelle, Fratelli d’Italia e Lega. Ma il voto finale dell’Aula ha confermato questa convergenza (nessun voto contrario, appena sei astenuti): una rarità che segnala quanto il tema sia percepito come strategico al di là degli schieramenti.

Era una norma attesa da tempo. Tra il 2023 e il 2025 in Italia sono stati investiti 7 miliardi di euro nel settore, ma quella cifra rappresenta solo una parte (il 68%) di quanto previsto. Secondo la deputata di Azione Giulia Pastorella, prima firmataria di una delle proposte confluite nel testo, “abbiamo perso il 32% degli investimenti anche per il ritardo della normativa che stiamo approvando oggi”. Il confronto con la Francia, solo per buttare l’occhio nel giardino del vicino, è impietoso: nel 2025 Parigi ha attratto 69 miliardi di dollari di investimenti nel digitale contro i 5 dell’Italia. Un divario enorme, che questa legge prova almeno in parte a colmare.

Il (nostro) primo nemico è la burocrazia

Il cuore della norma è la semplificazione amministrativa. I progetti di nuovi data center vengono qualificati come opere di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, con procedure semplificate per la valutazione di impatto ambientale e l’autorizzazione integrata ambientale. Si introduce un comitato ad hoc presso la presidenza del Consiglio, per coordinare i livelli decisionali, e un codice Ateco specifico che riconosce finalmente i data center come categoria economica distinta, con conseguenze concrete in termini fiscali e statistici.

A spiegare a Wired perché tutto questo fosse urgente è proprio Amich, relatore del testo unificato: “Oggi un data center viene considerato come un capannone industriale, con tutte le problematiche che questo comporta. Un imprenditore che vuole costruirne uno non sa neanche come muoversi”.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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