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I deepfake fanno male anche all’ecommerce: più ne girano, meno la gente si fida a comprare online

di webmaster | Dic 18, 2025 | Tecnologia


Da cash society a paese che crede nella digitalizzazione dei pagamenti, gli italiani hanno percorso un cammino di trasformazione che li ha portati progressivamente ad abbracciare nuovi comportamenti sul fronte degli acquisti in store ma anche e soprattutto online. Deepfake e contenuti falsi con l’AI, però, potrebbero minare questo percorso.

I numeri e lo studio

Meno fiducia, meno acquisti

Come dicevamo, su questo processo di evoluzione incombe la minaccia delle frodi online che, nell’era dell’artificial intelligence, assume contorni particolarmente inquietanti: il confine tra vero e falso si ĆØ fatto troppo labile, come dimostrano i deepfake, ed ĆØ proprio lƬ che si annidano i rischi di raggiri. Subita la frode, ecco la perdita di fiducia e l’arretramento se non l’arresto sul fronte degli acquisti online.

Secondo una stima di Visa, 7,4 milioni di italiani hanno ridotto o smesso di fare acquisti sui canali digital dopo essere stati vittima o bersaglio di una truffa digitale (dato calcolato in proporzione alla popolazione adulta nazionale; nel sondaggio condotto su 1000 adulti italiani, 142 hanno ammesso di aver ridotto o interrotto i propri acquisti online dopo essere stati presi di mira da una truffa). A pesare sul sentiment di ripiego e delusione, forse, anche il tempo impiegato per risolvere la situazione, ovvero più di 24 ore nel 47% dei casi. Nell’era analogica sarebbero sembrate poche ma in quella digitale, dove tutto si consuma in pochi minuti, possono rappresentare un detonatore di sfiducia.

Lo studio, condotto tra agosto e settembre 2025, analizza a livello europeo dieci mercati (un campione di 9500 adulti). In quello italiano, l’indagine evidenzia come il 47% delle vittime di frodi online abbia subito un danno economico medio di 147 euro.

Ma quello italiano non ĆØ uno scenario che fa storia a sĆ©, come conferma a Wired Stefano M. Stoppani, Country Manager Visa a cui chiediamo se c’ĆØ una dinamica peculiare sul fronte nazionale in termini di incapacitĆ  di riconoscere i contenuti fake generati dall’Ai o se il fenomeno ĆØ omogeno nel resto dei paesi (la ricerca si spinge dal Regno Unito alla Spagna, dalla Germania alla Repubblica Ceca, ecc). Come leggere i dati italiani rispetto a quelli europei?

ā€œLo studio di Visa mostra che distinguere i contenuti falsi generati dall’intelligenza artificiale non ĆØ un problema solo italiano, ma un fenomeno diffuso a livello europeo. Dai nostri dati emerge che il 62% delle persone che non riesce a riconoscere questo tipo di contenuti ĆØ quasi cinque volte più esposto al rischio di truffe online. In Italia la percentuale ĆØ molto simile, pari al 59%. ƈ quindi una vulnerabilitĆ  condivisa, che attraversa diversi mercati europei e che richiede risposte coordinate e strategie comuniā€ afferma il manager.

Le contromosse di Visa

Nel problema ĆØ nascosta anche la soluzione? Gli strumenti di intelligenza artificiale possono essere anche il mezzo per reagire alle minacce online e ridurre le truffe?



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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