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I frammenti di pelle conservati nella Collezione delle Cere Anatomiche a Bologna raccontano i tatuaggi del passato

di webmaster | Gen 12, 2026 | Tecnologia


Tatuaggi da museo. Forse non tutti sanno che anche i tatuaggi possono essere oggetto da preservare nel tempo. Ce ne sono all’interno della Collezione delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” dell’Università di Bologna, frammenti di pelle risalenti al Diciannovesiomo secolo, testimoni di una storia finora sconosciuta, raccontano oggi dalle pagine di Heritage Science i ricercatori che li hanno studiato in dettaglio. Mettendo a punto in primis un protocollo di studio per reperti così strani.

Tatuaggi da museo: analizzare e conservare

Il punto è infatti: come si studiano tatuaggi su pelle vecchia di oltre duecento anni? Vale a dire, oltre ad analizzare in dettaglio cosa rappresentassero – per lo più temi sacri, con raffigurazioni della Madonna e ostensori, ma anche figure di animali, fiori e nudi – come si riesce a capire come furono fatti?

Nello studio, oltre ad analisi al microscopio, sono state impiegate spettrofotometria Xrf e spettroscopia infrarossi, grazie a cui i ricercatori hanno identificato le sostanze con cui furono eseguiti, ha spiegato spiega Chiaramaria Stani, ex ricercatrice del Consorzio europeo di infrastrutture di ricerca Ceric-Eric e ora scienziata presso Elettra, che ha preso parte agli studi: “Attraverso analisi spettroscopiche avanzate condotte presso Elettra Sincrotrone Trieste abbiamo identificato pigmenti tradizionali come il carbonio vegetale per i tatuaggi neri, pigmenti naturali di terra per i marroni e una miscela di cinabro e minio per i rossi. Ma abbiamo anche scoperto tracce di composti di zinco e calce, che potrebbero suggerire l’utilizzo di antichi metodi di conservazione museale”.

Questi composti infatti, si legge nel paper, probabilmente venivano usati nei reperti anatomici come antimicrobici, anche perché le analisi compiute rivelano una contaminazione e deterioramento da parte di alcuni funghi. “Questo approccio multidisciplinare – ha proseguito Stani – ci permette quindi di documentare una pratica culturale quasi estinta e di sviluppare protocolli di conservazione specifici per questi materiali unici”. Come raccontano i ricercatori, infatti, il principale scopo del lavoro era quello di capire come studiare, restaurare e dunque conservare nel tempo questi frammenti di pelle tatuata, ma è indubbio che l’interesse fosse anche per quello che i tatuaggi rappresentano.

Tatuaggi di Loreto: dal Seicento a oggi

La maggior parte delle rappresentazioni sono di carattere religioso, e si rifanno al culto della Madonna e in particolare della Santa Casa, nel santuario di Loreto, nelle Marche. “I soggetti religiosi – Madonne di Loreto, ostensori, Sacri Cuori – testimoniano i pellegrinaggi compiuti al Santuario della Santa Casa, un viaggio che per i contadini e le persone di umili origini rappresentava un’impresa difficile, spesso compiuta a piedi attraverso la campagna”, ha spiegato in merito Monia Vadrucci dell’Asi, prima autrice dello studio: “La data ‘1881’ incisa accanto a una Madonna, ad esempio, immortala non solo l’anno del pellegrinaggio, ma probabilmente un momento cruciale nella vita di quella persona: una grazia ricevuta, una promessa mantenuta o un atto di ringraziamento”.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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