Sul palco del Wired Next Fest 2025, la band milanese I Ministri ha riportato l’alternative rock italiano al suo ruolo originario: quello di una forma di espressione diretta, sociale e collettiva. In un contesto che mescola riflessione culturale e innovazione, la band milanese ha dato corpo e suono a un discorso che va oltre la musica: una dichiarazione d’intenti sull’urgenza di dire, di esserci, di non smettere di interrogare il presente. La loro partecipazione al Wired Next Fest ha confermato quanto la band resti oggi una delle voci più consapevoli e necessarie del rock italiano. Un gruppo che continua a parlare al presente con la stessa urgenza di quando ha iniziato, ricordando che le chitarre possono ancora essere uno forte strumento di pensiero. Davide “Divi” Autelitano, Federico Dragogna e Michele Esposito hanno attraversato più di vent’anni di carriera senza mai perdere la propria identità. Dal debutto fino agli ultimi lavori, il trio ha raccontato un’Italia che cambia, che arranca, ma che continua a cercare una forma di riscatto.
Aurora Popolare, un disco per accendere la miccia
Durante l’incontro, i Ministri hanno parlato del rapporto tra musica e responsabilità. Parole che trovano eco nella loro produzione recente, in particolare nell’ultimo disco Aurora Popolare, a breve in tour, dove il suono resta tagliente ma si fa anche più riflessivo, capace di alternare rabbia e lucidità, impeto e tenerezza. “Aurora popolare racchiude tutta l’energia che stavamo tenendo da parte e che abbiamo deciso di esprimere per una causa importante, un genocidio”, spiegano sul palco di piazza Malfatti a Rovereto.
Rabbia, nervosismo, pazienza esaurita, tutto questo trapela dalle parole dei Ministri e dalle loro canzoni. “In ‘Boom’ diciamo che abbiamo perso la pazienza rispetto a quello che sta succedendo. Quello che è accaduto negli ultimi giorni nel mondo lo rende evidente: non abbiamo più pazienza e cerchiamo una valvola di sfogo”. Ma anche ricerca di comunità: “Quello che è venuto a mancare negli ultimi anni è la collettività, c’è una forte nostalgia, e la volontà di riconnettersi con determinati valori”.
Le nuove generazioni hanno più motivi per essere arrabbiate
Negli anni, i Ministri hanno saputo costruire un repertorio in cui le tensioni generazionali trovano parole, in cui la politica entra nei testi non come ideologia ma come materia viva. Da Tempi bui a Fidatevi, fino a Aurora Popolare, il loro percorso è una cronaca in forma di canzone: la precarietà, le relazioni, l’identità, la rabbia di chi osserva il mondo e non riesce a rimanere in silenzio. Come band milanese, i Ministri si sono trovati in una sorta di gabbia d’oro: “Abbiamo dovuto lottare perché sentirsi dei privilegiati era un problema”. Ma la rabbia che avevano loro da giovani, raccontano, era diversa da quella che provano le nuove generazioni oggi. “Avevamo i nostri cattivi che secondo noi avevano progetti poveri per la nostra città, ma nulla di più. La rabbia oggi è più complessa perché più compressa, gli obiettivi sono più lontani e difficili da raggiungere, le nuove generazioni hanno molto più slancio e rabbia. Noi non possiamo permetterci di dire “ai miei tempi” a loro, perché non avevamo lo stesso slancio”.
Un album iper-contemporaneo
Ciò che è certo è che la band sia molto curiosa di analizzare la rabbia e le frustrazioni degli altri con una sana curiosità, come fanno nel brano Piangere a lavoro. “La musica non dà molte sicurezze, ma in questo lavoro ridiamo molto, a differenza di tante persone che si trascinano in ufficio”. Sul palco hanno proposto alcuni brani tratti da Aurora Popolare, un lavoro che segna un nuovo capitolo nel percorso del gruppo. L’atmosfera è stata quella di un concerto intimo e necessario, dove il pubblico ha risposto con partecipazione totale.
Registrato dopo un periodo di forte introspezione, Aurora Popolare conferma la loro capacità di fondere energia e consapevolezza, senza rinunciare a un linguaggio diretto, a volte persino spietato. È un album molto contemporaneo e attuale, uscito in un momento in cui, purtroppo, i fatti lo accompagnano benissimo. “Il mondo è pieno di canzoni e file, se bisogna aggiungere qualcosa a questo caos deve avere senso. Questo disco era molto voluto, siamo andati a registrarlo in Toscana lontano da tutto e abbiamo selezionato brani che possano avere un tratto comune che potesse renderli sensati insieme. Siamo andati un po’ contro il sistema, ma questo è il modo per rinnovarlo”.
“Vorremmo essere la colonna sonora di questi momenti di protesta”
L’attualità di questo disco si legge perfettamente nel brano Spaventi in cui parlano di vernice sui monumenti. “Ogni tempo ha la sua lotta e ce ne saranno altre, a chi protesta oggi magari sembrerà assurdo tra 20 anni. Dobbiamo dire però che il nostro presente esagera sul ridicolo, non serve pensare a cosa ne penseremo tra 20 anni”. Quello che è evidente sia con i loro brani, che con le loro parole sul palco del Wired Next Fest Trentino 2025, è la volontà di fare parte di queste lotte. “L’altro giorno è stata occupata la tangenziale a Milano, quello è uno dei palchi che ci interessa di più. Molto più di Sanremo e dell’Eurovision, ci interessa la tangenziale Est. Vorremmo essere la colonna sonora di questi momenti, il problema è che non ci sono quasi mai”.
“Non ci sentiamo minacciati dall’AI nella musica”
Sull’intelligenza artificiale sono positivi e cinici allo stesso tempo: “Ci sentiamo avvantaggiati perché i prodotti più ispirati riescono a farsi strada persino meglio. L’AI aiuta a far fuori le cose meno originali che ci sono in giro”. Da circa due anni, ormai, l’intelligenza artificiale viene già usata per trovare melodie e idee per le canzoni. “Fateci caso, però, proprio ora che l’AI ha iniziato ad essere usata nel nostro mondo l’Italia non è riuscita ad avere il classico tormentone estivo”. Per loro l’intelligenza artificiale non è una minaccia: “Se fossimo artisti che vedono la propria realizzazione nei numeri, potremmo sentirci minacciati. Noi abbiamo scelto di vivere nel concreto, nel live, non potremo mai sentirci minacciati dall’AI. Se i brani di questo disco fossero stati lanciati da AI non sarebbe stato lo stesso, quindi siamo tranquilli”.


