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I potenti clic dei capodogli non solo assomigliano alle nostre vocali, ma fanno parte di un sistema di comunicazione simile al nostro

di webmaster | Apr 15, 2026 | Tecnologia


I clic dei capodogli costruiscono un sistema di comunicazione con un livello di complessità e di elaborazione paragonabile al nostro. A tornare nuovamente sull’argomento sono stati i ricercatori del Progetti Ceti, un’organizzazione no-profit statunitense che si occupa di studiare la comunicazione dei cetacei, secondo cui appunto la cosiddetta coda, ossia una serie unica di clic (schema vocale), è ancora più complessa di quanto non sia già stato dimostrato in precedenza. I dettagli del nuovo studio sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences.

I clic dei capodogli

La comunità scientifica sospetta ormai da tempo che la comunicazione tra i cetacei sia molto più complessa di quanto possiamo immaginare ed è per questo che i clic dei capodogli (Physeter macrocephalus) sono stati studiati ampiamente in precedenza. Basta pensare che un recente studio, pubblicato lo scorso anno sulla rivista Open Mind e condotto sempre dai ricercatori del Progetto Ceti, ha mostrato come i capodogli emettano suoni in modo straordinariamente simile a come noi usiamo le nostre vocali. Come vi abbiamo già raccontato, i ricercatori hanno osservato servendosi dell’intelligenza artificiale, che le code dei clic dei capodogli sono caratterizzate da sfumature sonore simili alla nostra A e la I. Proprietà acustiche, quindi, che mostrano sostanziali somiglianze con le vocali umane, che nel nostro linguaggio possono differire per lunghezza, tempo, frequenza e traiettoria. Le vocali dei capodogli, secondo quanto ipotizzato in precedenza, presentano queste stesse caratteristiche e, se nel linguaggio umano hanno un significato è possibile che lo stesso valga per i capodogli.

Schemi simili ai nostri

Nel nuovo studio, i ricercatori si sono spinti ancora oltre. Analizzando 3.948 code di clic di 15 esemplari, registrate tra il 2014 e il 2018 nell’ambito del Dominica Sperm Whale Project nei Caraibi, i ricercatori hanno descritto due diversi tipi di code in base al numero di formanti, ossia le frequenze caratteristiche presenti nei suoni vocalici, chiamandole a-codas e i-codas. Focalizzandosi poi su cinque proprietà strutturali delle code, i ricercatori hanno scoperto che questi suoni non solo assomigliano alle vocali umane dal punto di vista acustico, ma seguono appunto regole strutturali simili a quelle osservate nel linguaggio umano. Per fare un esempio, le a-codas sono generalmente più lunghe delle i-codas, mentre la durata di queste ultime presenta una distribuzione bimodale, mostrando un contrasto tra code brevi e code lunghe.

Le sofisticate capacità comunicative

Tutte e cinque le proprietà analizzate nel nuovo studio, in sostanza, “presentano strette analogie con la fonetica e la fonologia delle lingue umane, suggerendo un’evoluzione indipendente”, hanno scritto i ricercatori, guidati da Gašper Beguš. In altre parole, queste somiglianze suggeriscono un’evoluzione indipendente tra umani e capodogli, che, ricordiamo, condividono un antenato comune nei Boreoeutheria. “Le vocalizzazioni di coda del capodoglio – concludono gli autori – sono quindi estremamente complesse e rappresentano una delle analogie più strette con la fonologia umana tra tutti i sistemi di comunicazione animale analizzati”. Sebbene gli esperti lo definiscano ancora “sistema di comunicazione”, e non linguaggio vero e proprio in quanto ancora non conosciamo ancora il significato dei clic dei capodogli, il nuovo studio ci ricorda che siamo ormai a un passo nel riuscire a decodificare la sofisticata comunicazione di questi cetacei.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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