Titolo: I tuoi agenti AI sono già all’interno della rete. Sai cosa stanno facendo?

Negli ultimi tempi, una preoccupante realtà è emersa nel panorama della sicurezza informatica: gli agenti di intelligenza artificiale (AI) stanno proliferando all’interno delle aziende a un ritmo che supera la capacità di controllo delle stesse. Secondo il rapporto di Gartner sui “Guardian Agents”, l’adozione di queste tecnologie sta accelerando, ma le politiche di governance non riescono a tenere il passo. Questo scenario solleva interrogativi fondamentali per i leader aziendali, soprattutto in un contesto come quello italiano, dove la sicurezza dei dati è diventata cruciale per la fiducia dei clienti e per la conformità alle normative.

La sfida della governance dell’identità

Uno dei principali problemi è la gestione dell’identità che, per decenni, è stata standardizzata per gli utenti umani. Gli agenti AI operano in modo diverso: non si limitano a fare accesso e logout, ma operano in modo continuo, accedendo a diversi applicativi e generando dati a una velocità che rende difficile il monitoraggio. Questo fenomeno, descritto da Orchid Security come “materia oscura dell’identità”, si riferisce a una serie di attività invisibili e non gestite che sfuggono al controllo tradizionale delle piattaforme di gestione dell’identità (IAM).

Analizzando i dati, emerge che quasi la metà delle attività legate all’identità nelle aziende avviene al di fuori della visibilità centrale degli IAM. La domanda è quindi: come gestire ciò che non siamo nemmeno in grado di vedere? La buona notizia è che ci sono strumenti, come “Ask Orchid”, progettati per affrontare queste sfide.

Tre domande chiave per le squadre di sicurezza

“Ask Orchid” è un agente AI integrato nella piattaforma di Orchid, concepito per fornire visibilità e risposte a domande cruciali sulla gestione dell’identità. Ecco tre interrogativi fondamentali che i leader della sicurezza e della conformità stanno ponendo:

1. Quali agenti AI operano nel nostro ambiente?

Questa è una domanda che molte aziende non sono ancora in grado di rispondere. Gli agenti AI possono essere sparsi in diverse unità aziendali e applicazioni, e spesso non esiste un inventario centralizzato. “Ask Orchid” è in grado di identificare non solo quali agenti sono attivi, ma anche il loro profilo di rischio e scopo, permettendo così un controllo più adeguato.

2. Qual è il nostro stato di conformità rispetto ai requisiti NIST?

Per i CISOs, rispettare le normative è sia un obbligo legale che un requisito di sicurezza. “Ask Orchid” offre una soluzione innovativa per monitorare la conformità in tempo reale, esaminando i controlli di identità all’interno delle applicazioni e confrontandoli con gli standard NIST. Ciò consente di colmare eventuali lacune prima che vengano rilevate da un audit.

3. Abbiamo credenziali statiche che necessitano di rotazione immediata?

Le credenziali statiche rappresentano una delle problematiche più persistenti nella sicurezza informatica. “Ask Orchid” analizza tutte le credenziali nel sistema, suggerendo le più critiche da modificare con la massima urgenza. Ciò consente alle aziende di ridurre i rischi associati a attacchi informatici.

Conclusione: La necessità di una risposta proattiva

Le tre problematiche illustrate non sono casi isolati, ma rappresentano la sfida centrale che le squadre di sicurezza devono affrontare oggi. Essere consapevoli dell’attività degli agenti AI è fondamentale per proteggere l’integrità dei dati. In un mondo in cui la digitalizzazione è in continua espansione, le aziende devono dotarsi degli strumenti necessari per gestire sia la governance degli agenti AI che la conformità normativa, e piattaforme come quelle offerte da Orchid rappresentano un passo importante verso una gestione più sicura e informata.

Per i leader delle aziende italiane responsabili della sicurezza, della gestione dell’identità e dell’accesso, è, quindi, essenziale non solo identificare le potenziali vulnerabilità, ma anche trovare soluzioni pratiche e attuabili per garantirne la sicurezza, evitando che eventi dannosi possano compromettere la fiducia di clienti e partner.