Le prospettive per il settore europeo dell’idrogeno sono quantomeno fosche. Il gruppo tedesco Leag ha sospeso a tempo indefinito i lavori per la creazione di un hub dell’idrogeno al posto di due centrali a carbone dismesse. Le società spagnole Iberdrola e Repsol hanno tagliato gli obiettivi di produzione, mentre la britannica Shell e la norvegese Equinor hanno cancellato due stabilimenti pianificati. Il colosso siderurgico ArcelorMittal ha abbandonato la conversione all’idrogeno di due acciaierie in Germania pur avendo ricevuto aiuti pubblici per 1,3 miliardi di euro.
In altre regioni del mondo la situazione non è più rosea. In Australia, che sull’idrogeno aveva puntato parecchio, tante aziende – come Woodside Energy e Trafigura – si sono rimangiate gli annunci sugli impianti. In Giappone, Kawasaki Heavy Industries ha rinunciato a un progetto per l’introduzione dell’idrogeno nelle centrali a carbone. Negli Stati Uniti, Hy Stor Energy ha cancellato un grosso ordine di elettrolizzatori al produttore norvegese Nel.
L’ottimismo consapevole di De Nora
Nel giugno del 2024, in occasione della cerimonia di posa della prima pietra, De Nora definì la Gigafactory un “asset strategico per facilitare il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità parte del Green Deal europeo”. La Commissione vuole che entro il 2030 l’Unione europea produca 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile e ne importi altrettante; al 2050, poi, l’idrogeno verde dovrà coprire circa il 10% del fabbisogno energetico comunitario.
“L’andamento del mercato dell’idrogeno verde che stiamo osservando dall’inizio degli anni 2020 è un esempio da manuale di evoluzione tecnologica”, ha detto De Nora a Wired. “Dopo una fase di grande entusiasmo, abbiamo assistito a un settore sempre più caratterizzato da crescente maturità e soprattutto consolidamento. In Europa, e in particolare in Italia, sono emersi alcuni esempi virtuosi. Il fiore all’occhiello dei progetti europei è il caso della produzione di acciaio verde a cui fa capo Stegra; segue il progetto di Shell nei Paesi Bassi, in cui l’idrogeno verde serve come vettore per decarbonizzare le raffinerie. Sono esempi di come alcuni settori industriali, come i cosiddetti ‘hard-to-abate’, richiedano l’idrogeno per raggiungere il ‘net-zero’”.
“Anche in Italia abbiamo esempi di progetti trasformativi”, prosegue l’azienda. “Grazie agli aiuti finanziari del Pnnr, vedremo progetti prendere forma. È il caso dell’uso dell’idrogeno verde per la riqualificazione delle aree industriali dismesse: il governo ha infatti messo a disposizione 500 milioni di euro per la creazione di ‘hydrogen valleys’ sul territorio nazionale. Al momento, si tratta di progetti demo per produzione decentralizzata; tuttavia, il 2026 si prospetta un anno interessante per il mercato dell’idrogeno verde in Italia”.
