Il bodybuilder è il caregiver dei suoi muscoli. È con loro h24 mentre il mondo continua a girare: si comporta come un badante dell’Est che ha la famiglia lontana. Diversamente dagli altri caregiver, il bodybuilder sente i suoi muscoli immortali. “Se avessi un budget molto limitato ma dovessi assumere tante proteine, cosa compreresti?”: mangerà per tre persone anche con poche risorse e si allenerà senza mai saltare un pasto. L’alimentazione è l’isolante principale, un codice binario dove 0 e 1 sono bulk e cut, una fase di surplus calorico per mettere massa e una in deficit per ridurre il grasso: la prima esclude una pizza con gli amici però ammette un chilo di spaghetti con il burro di arachidi. La percentuale di macronutrienti prescinde dal pastone: è cibo pulito. Se rispettare la routine espia ogni rinuncia, siamo nella testa di un bodybuilder affetto da vigoressia: «Si tratta di un disturbo ancora sotto studiato. Non ha una sua dignità diagnostica ed è entrato a fatica nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM). È una forma di dismorfismo muscolare, dove la preoccupazione per l’immagine corporea può coesistere con l’ossessione di mangiare sano. L’interesse per la salute è secondario: lo scopo è il corpo. L’alimentazione non è più cibo, ma solo un mezzo». Non tutti i bodybuilder soffrono di vigoressia spiega Giuseppe Magistrale, psicoterapeuta e co-founder di Lilac, la prima digital health startup specializzata in disturbi alimentari: la vigoressia si trova al limite, la sua categoria diagnostica è più simile a quella dei dca. «Un aspetto comune è il circolo vizioso di abbuffate e restrizioni. Tante persone con vigoressia vivono in comorbidità con un disturbo da binge eating disorder. Se non ci fosse lo sport di mezzo, chiameremmo i cheat meal per quello che sono. Allenarsi è una forma di compensazione», per ripristinare un regime alimentare in genere molto proteico. Uno studio pubblicato sul Journal of the International society of sport nutrition condotto su un culturista amatoriale ha mostrato che una dieta fai da te altamente proteica, unita all’abuso di integratori, causerebbe disagi addominali permanenti. Spiega Magistrale che il corpo non ricerca un surplus proteico: quel cibo è solo una forma di controllo che a sua volta è sintomo del disturbo. Fit sembra un aggettivo senza peso, ma sprofonda nell’ossessione: l’ortoressia, che nell’ambito del bodybuilding si regge sull’assunto che un’alimentazione sana sia senz’altro un’alimentazione proteica. Nella community il cibo sembra un verdetto più dei muscoli: più tolleri la stessa routine alimentare, più sarai mentalmente portato per questa disciplina. Tutti vorrebbero sgarrare, il food noise è una costante, soprattutto nei periodi pre-gara.
Negli ultimi anni la community è cresciuta attirando le nuove generazioni, e oggi la loro presenza solleva qualcosa di più pesante: la verità. Nel bodybuilding non è comune, l’algoritmo del corpo non è addestrato per questo. Aggrappati ai loro muscoli, i Duemila raccontano di non avere l’energia né per salire una rampa di scale né per una relazione; atleti professionisti elencano i momenti che non hanno vissuto: chi è riuscito a farsi una vita, al suo matrimonio ha comunque mangiato riso e pollo. Sono manifestazioni di un malessere scolpito nella perfezione, che ai loro occhi è sempre lontana: uno studio sulla dismorfia muscolare dell’Università di Padova pubblicato su Scientific Report sostiene che i bodybuilder tendano a percepirsi più piccoli e deboli rispetto a chi pratica fitness e sollevamento pesi. Il cameratismo da palestra emerso negli anni fa intendere che questa percezione dipende anche dagli altri: «Se la gente mi riconosce per il mio corpo, ottengo un vantaggio dal mio disturbo: guarire sarà molto difficile, perché sentirò di perdere la mia identità. Una convinzione simile si verifica nell’anoressia: se recupero peso potrei pensare, ad esempio, che le persone smetteranno di volermi bene e di stupirsi quando passo. Il corpo racchiude grossi vissuti di vulnerabilità: un bodybuilder con vigoressia si aggrapperà totalmente al suo corpo per affrontare qualcosa che lo ha segnato e davanti al quale non ha saputo reagire. Ma il corpo può curare quell’impotenza in modo momentaneo, poi subentrerà l’ossessione di non perdere quella sensazione di forza e grandezza». Tu non sei il tuo fisico è la sintesi di ciò che dice Magistrale, ma è anche il messaggio di un giovane bodybuilder criticato per aver recuperato peso: il corto circuito nella riconoscibilità agli occhi degli altri lo ha bollato come incapace di gestire gli sbalzi di questa disciplina, dove tutti sono consapevoli del fatto che più un fisico è apprezzato e più non è sano. “Tipico rebound di chi stacca le bombe”, gli scrivono su Instagram. Il ragazzo è tra quelli che stanno provando a sganciare fitness e bodybuilding dall’estetica che genera corpi soli dietro ai muscoli. Il sospetto che possa aver assunto steroidi androgeni anabolizzanti (AAS) è il segnale della facilità con cui oggi è possibile reperirli. Basta frequentare la palestra giusta.
Le morti improvvise nel bodybuilding
L’inganno della perfezione trama nelle sue scorciatoie, come quella da bodybuilder a bodybreaker. A introdurre questo concetto in ambito scientifico è il professor Marco Vecchiato: «Si tratta di un modo per sottolineare che la ricerca di un ideale fisico irrealistico può trasformarsi in un deterioramento progressivo della salute, anziché in un percorso di benessere». La controparte osmotica della perfezione estetica è l’abuso di anabolizzanti, bombe, sostanze che imitano alcuni ormoni naturali (come il testosterone), aumentando massa e definizione muscolare in tempi brevi. Nel bodybuilding sono in genere considerati un aiutino: una sproporzione rispetto a ciò che fanno davvero. Il loro utilizzo non è più circoscritto all’agonismo: il maxi blitz dei NAS di Genova e Torino del 4 dicembre scorso ha sventato un traffico illegale tra bodybuilder professionisti e frequentatori di palestre in 40 province italiane. Sui social si parla tren cough, tosse da trenbolone acetato, che si verifica subito dopo l’iniezione: la molecola irrita talmente tanto i tessuti polmonari al punto che ci si domanda se di tren cough si possa morire. I danni provocati dagli anabolizzanti attirano l’attenzione proprio come un colpo di tosse: uno dei più evidenti è l’acne, essendoci una correlazione diretta tra l’aumento di sebo e il testosterone. Una controtendenza interessante riguarda il modo in cui questa community parli liberamente di disfunzione erettile, argomento altrimenti tabù. Secondo Magistrale, quando la preoccupazione principale è il corpo, ogni svantaggio passa in secondo piano. In altre circostanze, e magari con un corpo sgonfio, questi problemi resterebbero motivo di vergogna. Effetti collaterali più gravi riguardano la sfera cardiovascolare: cardiomegalia (un ingrandimento del cuore) e ipertrofia (ispessimento) della parete ventricolare sono condizioni protagoniste di due grandi studi internazionali condotti principalmente dall’Università di Padova e guidati da Vecchiato, pubblicati sull’European Heart Journal a maggio e a ottobre di quest’anno. I primi a indagare l’incidenza delle morti improvvise negli atleti e nelle atlete di bodybuilding dal 2005 al 2020. Il primo studio vanta un campione di oltre 20.000 atleti di sesso maschile e comprende 121 decessi, la maggior parte (38%) avvenuti per morte cardiaca improvvisa. «Nello studio condotto sugli uomini abbiamo notato che una parte significativa di atleti deceduti e ancora in vita aveva assunto anabolizzanti. Gli esami autoptici eseguiti hanno rilevato, oltre al testosterone, la presenza di trenbolone, nandrolone, mesterolone, stanozololo e boldenone. Non esiste una sostanza più pericolosa dell’altra, anche perché i riscontri tossicologici mostrano spesso una combinazione di più composti: l’effetto finale non è la somma aritmetica dei rischi, ma la loro amplificazione. Le modalità di somministrazione hanno un peso, unite al mix di sostanze e ai dosaggi elevati. Per esempio, in un atleta deceduto, la concentrazione di testosterone era di circa 55.000 ng/dl, quando il limite superiore fisiologico è di circa 1000 ng/dl». Tra i professionisti è molto in voga il Blast and Cruise: si tratta di un ciclo continuo che parte con dosi elevate di diverse sostanze e che poi si stabilizza con dosi di mantenimento, assumendone altre più soft, per preservare la massa muscolare acquisita. «Alcuni anabolizzanti assunti per via orale, specie i composti 17-alfa-alchilati, hanno un impatto epatico più marcato, mentre le formule iniettabili hanno altri tipi di profilo farmacocinetico e di rischio. C’è la possibilità che alcuni atleti siano più vulnerabili di altri agli effetti collaterali: esistono delle condizioni genetiche silenti che in condizioni normali sono innocue, ma con un carico farmacologico estremo possono costituire un rischio maggiore». Durante i cicli di anabolizzanti, il benessere è quasi fuori controllo: “Un tizio che conosco mi ha detto che il testosterone lo faceva sentire come se potesse sradicare gli alberi”, scrive un bodybuilder su Reddit. Quanto agli effetti psicologici degli anabolizzanti, Magistrale soppesa «Sensazioni di forte euforia e roid rage, la rabbia da steroidi. Il testosterone può aumentare l’aggressività: gli uomini tendono a perdere il controllo più facilmente perché la soglia di irritabilità può essere più alta. Ma lo è anche quella di benessere percepito». La rabbia da steroidi è citata in uno studio pubblicato su Forensic Sciences che mostra l’impatto degli anabolizzanti sul sistema nervoso centrale, in particolare sui circuiti di serotonina e dopamina, che regolano gli equilibri emotivi. «Nelle donne le conseguenze psicologiche sono personali: gli anabolizzanti portano a sviluppare tratti più maschili, dal corpo all’abbassamento della voce. Dipende da come tutto questo impatta sulla persona», conclude Magistrale.
Il secondo studio condotto da Vecchiato su oltre 9000 atlete, di cui 32 decedute, sottolinea un tasso di mortalità dovuta a suicidio e omicidio quattro volte superiore rispetto agli uomini: potrebbe suggerire una maggiore fragilità nelle bodybuilder a livello psicosociale. Vecchiato conferma che, anche in questo caso, gli anabolizzanti hanno un ruolo: «Sebbene le atlete ne facciano un uso inferiore, anche in termini di dosaggio. Le analisi tossicologiche disponibili effettuate sulle atlete decedute hanno rilevato testosterone, boldenone, oxandrolone, stanozololo e clenbuterolo, oltre a un forte abuso di diuretici: ciò è significativo perché, in contesti di definizione estrema e disidratazione, i diuretici possono contribuire a squilibri emodinamici ed elettrolitici potenzialmente fatali». Un fenomeno nuovo riguarda l’utilizzo sperimentale off label dei farmaci agonisti del GLP-1 anche tra i bodybuilder: «Al momento è difficile prevedere con precisione gli effetti su questi atleti con regimi dietetici estremi, allenamenti ad alta intensità e che, oltretutto, assumono altre sostanze. Un aspetto che preoccupa è la possibile perdita di massa magra laddove è invece importante preservarla, il che è un paradosso. A ciò si aggiungono possibili effetti su tolleranza gastrointestinale, gestione dei liquidi e sull’equilibrio energetico, tutti elementi che nel bodybuilding vengono già spinti al limite», continua Vecchiato. Gli anabolizzanti verrebbero assunti proprio per tamponare la perdita di massa muscolare: lo ha rilevato un primo studio sul fenomeno, che ha preso in esame i threads in due forum di bodybuilding, americano e inglese. Laddove la semaglutide è stata lodata perchè frena le abbuffate è stata anche contestata, perché perde di efficacia a lungo andare: qui emerge un fenomeno nel fenomeno, perchè alcuni bodybuilder sono arrivati a clonare il meccanismo dei cicli adattandolo agli agonisti del GLP-1, alternando semaglutide e tirzepatide per ridurre l’assuefazione, proprio come con gli anabolizzanti. Un atleta sostiene, inoltre, che la combinazione di semaglutide e ormone della crescita (GH) possa abbassare i livelli di glucosio nel sangue: la community sembra sapere esattamente come autogestirsi. In base a quanto si è disposti a dire addio alla salute. «Spesso, i comportamenti alimentati da comunità online molto attive restano sommersi. È importante fornire modelli alternativi all’idea che estetica estrema e salute possano convivere senza conseguenze»: oltre a un coinvolgimento più attivo di professionisti del fitness, federazioni e professionisti della salute, per Vecchiato occorre anche un intervento normativo per regolare il marketing degli integratori (non soggetti ai controlli rigorosi dei farmaci) e la promozione online di sostanze seducenti, che spesso sono altro. Il trend degli anabolizzanti naturali si colloca in questo discorso: il più in voga è il turkesterone. «È difficile confermare che sia sicuro, al momento sono stati condotti solo pochi studi su animali e in vitro. A complicare le cose c’è che gli integratori etichettati come turkesterone o simili possono mostrare grande variabilità nella quantità reale di principio attivo e, talvolta, presenza di sostanze non dichiarate». Ogni anno la World anti-doping agency (WADA) pubblica un elenco aggiornato delle sostanze proibite: è l’unico organismo che legifera sul tema a livello internazionale, ed è il riferimento delle principali federazioni. Non tutte prevedono controlli antidoping durante le gare. Anche la terapia post-ciclo (PCT) per ristabilire gli equilibri ormonali e gestire l’astinenza da anabolizzanti può includere sostanze illecite, come la Gonadotropina Corionica umana (hCG) che, precisa Vecchiato, nei maschi è doping anche secondo la WADA. “Un medico di base dovrebbe aiutare chi usa steroidi anabolizzanti a ottimizzare il suo abuso per minimizzare gli effetti collaterali?”: la domanda non proviene da un bodybuilder, ma da un professionista sanitario. È una questione ambigua, tra etica e reato, che però trova risposta nel fatto che i culturisti tendano a scambiarsi informazioni mediche tra loro, schivando i pregiudizi dei dottori. Prenderei, aumenterei, scenderei: un condizionale medico secondo cui più lunga è la gavetta con gli anabolizzanti, più se ne prescrivono i dosaggi.
L’era anabolica
Al momento Vecchiato e il suo team stanno lavorando a un nuovo e ambizioso studio che percorre il fenomeno del bodybuilding a ritroso, per capire se la mortalità di oggi dipenda da com’è cambiata questa disciplina nel corso del tempo: «Abbiamo già analizzato la longevità di 120 atleti vissuti tra il 1900 e il 1990. I risultati sembrano ribaltare i luoghi comuni: anche se gli atleti dei primi anni del secolo scorso vivevano in un periodo segnato da guerre mondiali, assenza di tecnologie mediche moderne e standard igienico-sanitari inferiori ai nostri, questi atleti vivevano in media più a lungo della popolazione generale del loro tempo. Dagli anni Sessanta in poi, con l’ingresso massivo degli anabolizzanti e la nascita di standard fisici sempre più estremi, il trend sembra invertirsi con un numero sempre maggiore di morti improvvise e premature». Un culturista degli anni Trenta non potrebbe competere con gli standard contemporanei, tantomeno artificiali, si tratti di anabolizzanti o AI. Esistono app di intelligenza artificiale che gonfiano le braccia e scolpiscono l’addome, peggiorando il rapporto con l’immagine corporea. Magistrale racconta cos’hanno scoperto alcuni studi: «Non importa se crediamo o meno a queste applicazioni. Anche se razionalmente sappiamo di guardare foto irrealistiche, riescono comunque a farci pensare che viviamo in corpi sbagliati». E magari in salute.

