Il boom delle criptovalute a Dubai, si può pagare anche il caffè


Le criptovalute stanno crescendo rapidamente: i volumi totali delle transazioni sono volati di oltre il 500% arrivando a scambi per 15,8 trilioni di dollari nel 2021, secondo Chainalysis. Eppure molti regolatori occidentali sembrano snobbarle. Ciò ha lasciato un vuoto per il momento dove sono entrati a gamba tesa Dubai e Abu Dhabi, con le loro ambizioni di diventare la terra promessa del digitale. Le nuove regolamentazioni sulle Cryptovalute, gli Nft e il Metaverso, che sono state approvate a partire da marzo ad Abu Dhabi e Dubai, stanno creando un boom nell’apertura di nuove società attive nella blockchain negli Emirati Arabi, perché, secondo la stampa di settore, stanno rendendo questa area del mondo un terreno a metà tra il Far West, tuttora molto presente, e quelle aree come Singapore, dove le norme sono molto rigide.

Il luogo ideale per un’attività in blockchain

A marzo il founder e CEO di Binance, Changpeng Zhao, tra gli uomini più ricchi al mondo grazie alle crypto e a capo del più grande exchange di criptovalute, si era trasferito da Singapore a Dubai annunciando che la sua impresa aveva ottenuto l’approvazione “in linea di principio” dalle autorità di regolamentazione di Abu Dhabi ad operare come broker-dealer in asset digitali.

 

Il commercialista Alessandro Frangella, general manger di AFC Counsilting DMCC, che da 16 anni si occupa di aprire società a Dubai e di assisterle nelle attività di fiscalità e diritto societario sul territorio emiratino, ci dice che c’è stato un incremento esponenziale a partire da marzo per ottenere le licenze negli Emirati Arabi da parte di società attive nel settore delle crypto e degli Nft: “Dubai è diventato un luogo in cui è ideale iniziare la propria attività d’impresa nel settore della tecnologia blockchain perché è stata emanata una nuova legislazione che definisce e regolamenta il settore delle criptovalute e degli asset digitali, come gli Nft, che vengono definiti come ‘espressioni digitali di valore’ e che possono essere utilizzati anche per lo scambio di beni e servizi e per investimenti. Questo significa che si può andare al ristorante e pagare con le crypto, oppure si può acquistare addirittura un appartamento”.

 

Frangella, che è anche presidente della Fondazione Ordine Internazionale dei Commercialisti degli Emirati Arabi ed è particolarmente attento agli aspetti etici nel fare impresa, sottolinea che nella normativa c’è anche l’emanazione di un codice etico: “Questo codice definisce regole e può erogare sanzioni a chi le infrange. Il fatto di poter operare in un mercato con delle regole etiche e professionali – ci spiega – è l’elemento più importante per accedere in un mercato aperto alle crypto come è Dubai”.

Crypto Oasis

Frangella ci accompagna all’Authority di Dmcc, di cui è consulente fiscale. Dmcc è la più grande free zone di Dubai, si intende un quartiere creato per ospitare l’insediamento e lo sviluppo di aziende straniere. Qui si concentrano la maggior parte delle attività che operano nel settore delle crypto e blockchain a Dubai. All’ultimo piano dell’Authority di Dmcc, il secondo grattacielo più alto di tutta Dubai, dopo il Burj Khalifa (il grattacielo più alto al mondo), accanto alla popolare e turistica Dubai Marina, ha sede Crypto Oasis, che ospita 170 delle oltre mille startup che operano nel mondo delle Crypto, Nft e Metaverso presenti a Dubai. Tra le startup che hanno la licenza ad operare e hanno la sede presso il Crypto Oasis c’è Rare Antiquities Token, che si occupa di creare Nft delle opere d’arte dei musei più famosi al mondo. La startup è stata spostata da Londra a Dubai dal suo founder Ryan Howells perché “qui si possono trovare investitori e c’è un ambiente più favorevole a questo settore”, ci dice.

Evai

Per lo stesso motivo ha aperto qui Evai, la più grande delle startup all’interno di Crypto Oasis. Evai è una piattaforma di rating delle migliaia di cryptovalute in circolazione, che si basa, nella valutazione, esclusivamente sull’intelligenza artificiale, che analizza le diverse monete digitali senza l’intervento umano, ma basandosi solo su diversi dati e fonti, per suggerire dove è meglio investire, cosa è meglio acquistare o vendere, tutto in tempo reale.

Al bar con le criptovalute

Ma accanto alle numerose startup che stanno aprendo o spostando a Dubai la propria sede, c’è un generale entusiasmo nella città intorno alle valute digitali, dai negozi alla attività nella vita quotidiana. Situato ad Al-Quoz, lontano dalle zone frequentate dai turisti, Bake N More sarà il bar che passerà alla storia come il primo a Dubai ad accettare pagamenti in criptovalute anche solo per un caffe e una brioche. Il bar accetta ancora contanti e carte di credito ma i clienti possono pagare anche in Bitcoin, Ethereum e Tether, attraverso la piattaforma open source di Mixin Network.

“C’è un enorme interesse per le criptovalute perché le persone vedono questo come il futuro dei pagamenti, in particolare coloro che le hanno avute per molto tempo e ora stanno cercando di incassare”, ha detto il proprietario di Bake N More, Mohammad Al-Hammadi.

I crypto-fan italiani

Tra gli italiani che per primi a Dubai hanno cominciato ad accettare pagamenti in crypto c’è stato Salvatore Leggiero, un investitore immobiliare, che ha acquistato 52 appartamenti del grattacielo Stella Maris: “Ho messo in vendita gli appartamenti quando oramai erano quasi finiti, rivolgendomi alla comunità dei crypto-investitori  perché sono anche io uno di loro – ci dice Leggiero -. Ho venduto la metà degli appartamenti incassando interamente crypto, in particolare Ethereum. Sono molto soddisfatto per aver dato anche a chi ha le crypto l’opportunità di investire nel vecchio mondo del mattone”. La storia di questo progetto Stella Maris a metà tra il tradizionale mondo degli affari e le nuove tecnologie è raccontata nel libro di Leggiero, “Mr Real Estate a Dubai: perchè investire in immobili nella città del futuro”

 

A Dubai insomma si è creata una interessante comunità di crypto-fan, che in qualche modo decidono di avere qui una base operativa, o una rappresentanza. Tra questi ho incontrato Patrizia Marin, giornalista che da anni vive a Dubai e per la sua attenzione di lunga data al mondo crypto è diventata ambasciatrice di due dei più interessanti progetti legati agli Nft italiani a Dubai. Il primo di cui mi parla è WorldCupApes, che vende Nft di calciatori, trasformati in scimmie, e lega questi Nft alla gestione dei diritti d’immagine delle giovani promesse del calcio attraverso l’emissione dei token.

Il secondo progetto è Italian Wine Crypto Bank, una sorta di banca del vino dove si possono acquistare bottiglie di pregio italiane con criptovalute. Costruita su tecnologia blockchain, ha raccolto il supporto di 40 prestigiose cantine italiane diventate partner fondatrici del progetto.





fonte : skytg24