Il campo magnetico della Luna, durante la sua storia primordiale (4 miliardi di anni fa) è stato stranamente molto intenso. Alcuni campioni riportati dalle missioni Apollo, infatti, mostrano come la forza di questo fenomeno a volte ha eguagliato o addirittura superato quello del nostro pianeta, senza tuttavia che nessuno fino a oggi riuscisse a darne una spiegazione. A risolvere questo mistero sono stati i ricercatori dell’Università di Oxford, nel Regno Unito, che, in un recente studio pubblicato sulla rivista Nature Geoscience, hanno rianalizzato le rocce lunari giungendo alla conclusione che queste anomalie del campo magnetico sarebbero dovute e improvvisi picchi di magnetismo causati da antichi processi geologici.
I campioni delle missioni Apollo
Nel nuovo studio, i ricercatori hanno riesaminato i campioni, conosciuti come basalti dei mari lunari, cercando associazioni tra i loro ingredienti geologici e il grado di magnetizzazione, valore che indica l’intensità del campo magnetico al momento della loro formazione. Dalle analisi è emerso che le rocce con un magnetismo più forte presentavano un contenuto di titanio molto più elevato. Servendosi poi di modelli computerizzati, i ricercatori hanno cercato di capire in che modo i processi che producono rocce ricche di titanio possano anche innescare intensi campi magnetici. Da qui, hanno osservato che la fusione di materiale ricco di titanio vicino al confine tra nucleo e mantello lunare potrebbe aver aumentato il flusso di calore dal nucleo, intensificando l’attività dinamo, potenziando il campo magnetico e producendo colate laviche ricce di titanio.
Il campo magnetico della Luna
Dato che tutte le missioni Apollo si sono concentrate sulla regione dei mari lunari, che essendo pianeggianti rappresentano un sito di atterraggio ideale, secondo gli autori del nuovo studio i campioni raccolti presentano un errore di campionamento da cui è originato poi il mistero del campo magnetico della Luna così intenso. In altre parole, se fossero atterrate altrove, probabilmente avremmo concluso che la Luna ha sempre avuto solo un debole campo magnetico, perdendo completamente questa importante parte della storia lunare. “Se fossimo alieni che esplorano la Terra e fossimo atterrati qui solo sei volte, probabilmente avremmo un simile errore di campionamento, soprattutto se scegliessimo una superficie piana su cui atterrare”, ha commentato il co-autore Jon Wade.
Nuove missioni, nuovi dati
Secondo il nuovo studio, questi periodi di campo magnetico intenso sarebbero probabilmente durati solo poche migliaia di anni, un lasso di tempo brevissimo rispetto all’età della Luna. “Il nostro nuovo studio suggerisce che i campioni delle missioni Apollo sono distorti verso eventi estremamente rari, durati poche migliaia di anni”, ha commentato Claire Nichols, tra gli autori della ricerca. Tuttavia, come riferiscono gli autori, i dati sono ancora molto scarsi e saranno necessari ulteriori modelli per convalidare ulteriormente questi risultati. “Ora siamo in grado di prevedere quali tipi di campioni conserveranno quali intensità del campo magnetico sulla Luna”, ha concluso il co-autore Simon Stephenson. “Le prossime missioni Artemis ci offriranno l’opportunità di testare questa ipotesi e di approfondire ulteriormente la storia del campo magnetico lunare”.


