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Il responsabile di Instagram, Adam
Mosseri, ha testimoniato in un processo a Los Angeles,
affermando di non essere d’accordo con l’idea che le persone
possano essere clinicamente dipendenti dalle piattaforme di
social media.
Come riporta Associated Press, il manager ha affermato che “è
importante distinguere tra dipendenza clinica e uso
problematico” dei social.
Meta, la società madre di Instagram e Facebook, e YouTube, di
proprietà di Google, sono imputati in un processo che potrebbe
stabilire un precedente legale sulla questione se i giganti dei
social media abbiano deliberatamente progettato le loro
piattaforme per creare dipendenza nei bambini.
È uno dei temi del processo civile che verte sulle accuse
secondo cui una donna di 20 anni, identificata come Kaley G.M.,
avrebbe subito gravi danni psichici dopo essere diventata
dipendente dai social media in tenera età. Ha iniziato a usare
YouTube a sei anni e si è iscritta a Instagram a 11, passando
poi a Snapchat e TikTok, due e tre anni dopo.
Mosseri è il primo personaggio di spicco della Silicon Valley a
comparire davanti alla giuria per difendersi dalle accuse
dell’avvocato Mark Lanier.
Negli ultimi anni, Instagram ha introdotto una serie di
funzionalità e strumenti pensati per la sicurezza dei più
giovani. Secondo un rapporto dello scorso settembre, redatto da
Arturo Béjar, whistleblower di Meta e le associazioni Fairplay,
Molly Rose Foundation, ParentsSos e Cybersecurity for Democracy,
agli account per gli adolescenti potevano essere raccomandati
contenuti sessuali inappropriati per l’età, tra cui “descrizioni
sessuali esplicite, l’uso di fumetti per descrivere atti
sessuali e brevi esposizioni di nudità”.
FP


