Il computer di bordo delle missioni Apollo ora mina bitcoin


Con una mirabile riprogrammazione interna, il computer delle missioni Apollo ora può andare a minare bitcoin. Anche se per coniarne uno impiegherà un sacco di tempo

Computer Apollo Bitcoin
(Foto: Ken Shirriff)

Un Apollo guidance computer, alias Agc, che originariamente era destinato alla gestione delle manovre di sbarco e decollo sulla Luna, è stato restaurato e convertito a nuova vita con una profonda riprogrammazione. Questo piccolo miracolo della preistoria della tecnologia potrà minare bitcoin, anche se richiederà “un po’ di tempo”.

Dietro questo mirabile progetto c’è Ken Shirriff, un appassionato di reverse engineering, ossia di ingegneria inversa su vecchi e storici computer. Di recente ha lavorato su uno Xerox Alto, l’ispiratore del primo Macintosh, ma niente di paragonabile alla folle idea recentemente uscita allo scoperto.

Il protagonista è dunque il computer di bordo delle missioni Nasa Apollo che hanno portato l’uomo sulla Luna 50 anni fa (anche se c’è chi si ostina a non crederci). All’epoca erano strumenti straordinari, tra i primi a poter godere di circuiti integrati (4100 chip nella prima versione) così da ridurre in modo drastico peso e dimensioni. Basti pensare che si è potuti passare da computer grandi come stanze intere a questo scatolotto di poco più di mezzo metro di lunghezza e del peso di circa 30 chilogrammi.

La sua scheda tecnica contava su 2 MHz di velocità di clock e 2 Kwords di ram e 30 circa di Kwords di memoria rom per poter eseguire programmi basandosi su dati salvati. Era stato anche l’antesignano del multitasking, potendo reggere fino a otto software in contemporanea. D’altra parte era stato progettato per occuparsi del modulo lunare e di quello di comando, contribuendo in modo profondo a scrivere la storia dell’esplorazione umana.

Da guidare le sonde ora mina bitcoin ma – usando un eufemismo – non è che sia un fulmine di guerra. D’altra parte parliamo di uno strumento di mezzo secolo fa e sarebbe stato utopia immaginare il contrario. L’intento di questo esperimento è naturalmente solo dimostrativo, per mostrare tutta la bontà ingegneristica del glorioso Agc.

Lo stesso Shirriff ha stimato che per minare un singolo blocco di bitcoin servirà qualcosa come 4×10^23 secondi che è circa un miliardo di volte l’età dell’universo (13,8 miliardi di anni) vista la sua velocità di 10,4 secondi per un singolo hash. Per un rapido confronto, il potentissimo Antminer S9 prodotto in Cina riesce a lavorare a 13 miliardi di hash al secondo. Qui sopra, un video dimostrativo.

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