Il deep fake di Renzi è un gioco molto pericoloso


Lunedì sera il tg satirico ha trasmesso un video in cui un fasullo Renzi ottenuto con tecniche di manipolazione a base d’intelligenza artificiale dice e fa cose mai dette e fatte. Il tutto senza alcun avviso: perché è un problema

Screenshot dal deepfake di Striscia la notizia del 23 settembre 2019

Annunciato in pompa magna nei comunicati stampa per la ripresa di Striscia la notizia, il deepfake di Matteo Renzi trasmesso la sera di lunedì 23 settembre segna senz’altro l’inizio di un’altra epoca per l’informazione. Legata non solo alla circolazione di questi video manipolati in cui un volto viene sovrapposto a quello di qualcun altro – nel caso del programma di Canale 5 a quello di un attore – e dunque gli si fa dire e fare qualsiasi cosa si voglia. Ma soprattutto a un’ulteriore sfida per il giornalismo e per l’opinione pubblica nel suo complesso: come si fa a distinguere se neanche chi propone il contenuto spiega con esattezza di cosa si tratti?

Anni di dibattiti sulla verifica delle fonti, sui contenuti, sulle fake news, studi e ricerche di ogni genere e ora, con il gusto di un sabotatore, Antonio Ricci e i suoi sganciano nel preserale di un canale generalista un fake video iperrealista senza alcuna cautela. Non le solite modifiche palesi a cui i suoi servizi sottopongono in chiave grottesca i volti di celebrità e politici ma un contenuto lanciato come fosse vero, “un’esclusiva mondiale”. Sul sito le informazioni vengono fornite, nel corso del programma Ezio Greggio si limita invece ad aggiungere una sibillina variante del suo storico slogan: “È lui o non è lui? Ma certo che non è lui […] cose così Renzi le pensa, mica le dice”. Un po’ poco.

Già ieri, in effetti, si leggevano un po’ di commenti, in giro per i social, di chi ci ha creduto e lo ha scambiato con un vero fuori onda in cui il capo di Italia Viva dà del “pretino” al premier Giuseppe Conte e spernacchia il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e molti altri esponenti politici. “Io con Zingaretti? Per carità dai, ha il carisma di Bombolo” spiega il falso Renzi con la faccia di Renzi. Che si spertica in una serie di gestacci e uscite del tutto in linea con gli standard del tg satirico di Mediaset.

Il punto è che il mezzo utilizzato, un deepfake, alza clamorosamente la soglia di rischio: questi video manipolati grazie a sistemi di intelligenza artificiale e reti generative avversarie, a volte in modo molto raffinato, esplosi un paio di anni fa su aggregatori come 4chan e nel mondo del porno, sono sempre più complicati da individuare. Ultimamente Siwei Lyu, un docente d’informatica e direttore del Computer Vision e Machine Learning Lab dell’Albany State University, nello Stato di New York, ha proposto un paio di metodi. Ma la questione, ovviamente, non è tanto quella tecnologica quanto quella deontologica. Se ancora ce ne resta una traccia, di deontologia.

Non un avviso, non una spiegazione, prima di quella clip. Neanche la voglia e la possibilità, per certi versi legittima, di fare ironia con quegli strumenti ma mettendo bene in chiaro che non si trattava di un video originale. Non è una questione da poco: una recente dimostrazione al Mit di Boston, con protagonista (inconsapevole) il presidente russo Vladimir Putin e preparata dal professore di informatica Hao Li, ha dato l’idea dello stato della raffinatezza del fenomeno e di come presto le possibilità di creare video del genere possa essere alla portata di tutti. Forse già nel giro di 12 mesi. Probabilmente, come negli Stati Uniti, anche in Italia dovremo presto legiferare sul tema, specialmente nell’ambito delle comunicazioni di massa.

Stiamo attenti, a minimizzare o berci questa roba come simpatico divertissement televisivo in stile Striscia. Non lo è in alcun modo: non per le tecnologie utilizzate, non per gli effetti che è in grado di produrre in un’opinione pubblica già avvelenata non solo da decenni di tv generalista ma da fiumi di idiozie che scorrono sui social network, e non lo è per i rischi che possono derivarne non solo per la politica ma anche nelle nostre vite quotidiane. Il deepfake è il mezzo perfetto per un nuovo tipo di revenge porn, per frodi di vario genere (anche in versione solo audio), per operazioni e vessazioni psicologiche potenzialmente devastanti. Se con le fake news sembrava una battaglia contro i mulini a vento, con i deepfake non potrà che finire peggio. Specie se li mandiamo in onda senza spiegare cosa siano.

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