Le vere star di questo finale, nonché i veri fautori della disfatta del mostro, sono tuttavia i giovanissimi precursori del Club dei Perdenti, al centro anche dei momenti più emotivamente coinvolgenti. Non c’è un momento in cui la solitudine di Lilly o la dolcezza di Rich o le insicurezze di Marge non sembrano appartenere a dei ragazzini reali. Molto del merito va alla scrittura, tanto di più va alle interpretazioni degli attori. Il trio femminile è il cuore della narrazione, incarna la forze interiore non solo contro le avversità ma anche contro le proprie paure. Atterrite, Ronnie, Lilly e Marge vanno comunque avanti, si arrabbiano, si ribellano, decidono di affrontare un nemico immenso con le sole proprie forze. Alla fine, come numi tutelari protettive, come ninfe ispiratorie, aiutano il più debole Will a portare a termine la sua missione. L’intervento dello spirito di Rich è davvero commovente, ma soprattutto è simbolicamente essenziale riunire il gruppo originale dei piccoli outsider e permettere loro di sconfiggere insieme il mostro che si è nutrito crudelmente delle loro paure. Con Marge è nato anche una nuova icona televisiva, un irresistibile figura di emarginata e ridicolizzata che si rivela una forza della natura: il personaggio interpretato da Matilda Lawler è una vera combattente, un modello d’ispirazione per i coetanei nella vita reale. Non solo, grazie a lei, che si rivela essere la futura madre di Richie Tozier (come Will è il padre di Mike e Teddy lo zio di Stan), Pennywise rivela il suo potere più straordinario: l’entità malevola è in grado di percepire il tempo non in modo lineare bensì simultaneamente. Per lui passato, presente e futuro coesistono sullo stesso piano.
Matilda Lawler (Marge) in It – Welcome to DerryBrooke Palmer/HBO



