Se le cose dovessero continuare di questo passo, l’Italia riuscirà ad arrivare prima sulla Luna che ai mondiali di calcio. Con il successo del lancio di Artemis II – e mentre seguiamo con il fiato sospeso il viaggio dei quattro astronauti sulla capsula Orion – l’obiettivo di tornare a passeggiare sul nostro satellite è più vicino e concreto; e per il nostro paese, che ha un peso determinante già in questa fase del programma lunare, è previsto un impegno ancora più ambizioso e oneroso per il futuro: la realizzazione di un modulo abitativo che dovrà fornire supporto vitale agli astronauti che sbarcheranno sulla Luna nel prossimo decennio, e che sarà uno dei componenti fondamentali dell’allestimento di una base permanente sul satellite. Ma andiamo con ordine, cominciando da dove siamo adesso e da cosa sta per succedere: al momento, la capsula Orion, che ha lasciato la Terra con lo Space Launch System (Sls) della Nasa e che è ora spinta dallo European Service Module (Esm) dell’Esa, con a bordo il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen, è in volo verso la Luna. Durante la missione, della durata di circa 10 giorni, gli astronauti raggiungeranno una distanza di circa 7400 km dalla superficie lunare, testando i sistemi di supporto vitale in vista dei futuri allunaggi; infine la capsula si posizionerà sulla traiettoria di rientro e tornerà sulla Terra. Come dicevamo, la filiera spaziale europea e italiana ha un ruolo fondamentale nella missione: i pannelli fotovoltaici che compongono le quattro “ali” della capsula, capaci di generare oltre 11 kW di potenza, e le unità di distribuzione elettrica, sono stati realizzati da Leonardo nello stabilimento di Nerviano, mentre Thales Alenia Space ha sviluppato a Torino la struttura primaria dell’Esm. Ma il meglio deve ancora venire.
Un cambio di rotta: priorità alla superficie lunare
Come vi avevamo raccontato, la Nasa ha recentemente dato un bello scossone ai programmi di esplorazione: il programma Lunar Gateway, la stazione orbitante cislunare originariamente concepita come “scalo intermedio” per Marte, è al momento sospeso, ufficialmente per l’esigenza di snellire l’architettura delle missioni, abbattere i vincoli di propellente richiesti per orbitare in orbita e focalizzarsi sullo sviluppo diretto di una base di superficie, il che dovrebbe garantire una maggiore cadenza di lanci e l’accelerazione dello sviluppo di tecnologie per la sopravvivenza e la colonizzazione umana. La nuova tabella di marcia prevede il lancio, il prossimo anno, della missione Artemis III, interamente dedicata a sperimentare in orbita bassa terrestre tutti i sistemi e i lander che verranno impiegati nei successivi viaggi interplanetari; subito dopo, all’inizio del 2028, le cose si faranno serie, perché sarà il turno di Artemis IV, la missione che segnerà lo storico ritorno umano sulla superficie della Luna. Ed è nelle missioni successive che l’Italia entrerà in gioco in maniera ancora più pesante: pochi giorni fa, il ministro Adolfo Urso, partecipando a un bilaterale con l’amministratore delegato della Nasa Jared Isaacman, ha dichiarato di aver firmato “una significativa intesa per rafforzare la cooperazione spaziale tra Italia e Stati Uniti proprio sui moduli abitativi lunari, sui sistemi di comunicazione e sulle attività scientifiche, con l’obiettivo di favorire e supportare una presenza umana stabile e duratura sulla Luna”, confermando inoltre la presenza di almeno un astronauta italiano nelle future missioni del programma Artemis, come tra l’altro era già stato anticipato da Josef Aschbacher, direttore generale dell’Esa, a margine della Ministeriale dell’agenzia, nel novembre scorso.


