Durante l’inverno del 2020 la propagazione verso l’alto dei cambiamenti strutturali nella zona di taglio è risultata particolarmente evidente. All’interno della piattaforma di ghiaccio, le variazioni sono avanzate a una velocità di circa 55 chilometri all’anno, dimostrando che il collasso strutturale nella zona di taglio influisce direttamente sul flusso di ghiaccio a monte.
Un’analisi basata dell’andamento dei tassi di deformazione nel tempo ha evidenziato un forte aumento durante lo stesso inverno. Parallelamente, la lunghezza totale delle crepe e l’area di miscelazione interna sono cresciute in modo significativo, confermando una stretta relazione tra l’indebolimento strutturale e l’accelerazione dinamica del ghiaccio.
Anche la tensione al centro della piattaforma è cambiata in modo significativo. Tra il 2002 e il 2006, il ghiaccio si trovava in uno stato di tensione estensiva, con una deformazione orientata lungo la direzione del flusso. In seguito è passato a uno stato di tensione compressiva per poi tornare, dal 2020, a una condizione estensiva. Nel frattempo, negli ultimi anni l’area immediatamente a monte del punto di ancoraggio è passata da una condizione iniziale di compressione a una di estensione, rafforzando l’ipotesi che la piattaforma abbia perso il collegamento con il punto di ancoraggio.
L’accumulo di danni strutturali nella piattaforma di ghiaccio porta a una crescente concentrazione delle sollecitazioni, accelerando il flusso di ghiaccio a monte e rafforzando il circolo vizioso che potrebbe innescare il collasso completo della piattaforma.
Campanello d’allarme
I ricercatori avvertono che i modelli di deterioramento osservati in questo studio potrebbero valere anche per altre piattaforme di ghiaccio sottoposte a processi di indebolimento simili. Un esempio storico è rappresentato dalla piattaforma glaciale Wadi, nella Penisola antartica occidentale: negli anni Settanta, un rigonfiamento del ghiaccio contribuì in un primo momento a stabilizzare la piattaforma, che in seguito divenne però il punto di innesco delle crepe che portarono alla sua disintegrazione.
Poiché il ghiacciaio Thwaites poggia su un letto a pendenza inversa, in cui il fondale oceanico si inclina verso l’interno, una volta avviato è probabile che il ritiro continui, andando verso un collasso irreversibile. La massa complessiva del ghiacciaio è sufficiente a innalzare il livello del mare di circa 65 centimetri, e precedenti modelli numerici stimano che la linea di base della calotta glaciale e della piattaforma arretrerà a un ritmo di quasi un chilometro all’anno nei prossimi 40 anni.
Questi risultati aiutano a comprendere il futuro di altre piattaforme di ghiaccio in Antartide e forniscono dati fondamentali per la validazione dei modelli numerici di collasso. Per ora, tutti gli indizi indicano che l’indebolimento della piattaforma glaciale di Thwaites continuerà ad accelerare.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired Japan.


