L’AI sotto osservazione: il governo USA certifica i modelli avanguardistici, l’Europa deve rispondere

Negli Stati Uniti, cinque gigantesche aziende dominate il panorama dello sviluppo dell’intelligenza artificiale avanzata, accordandosi quindi per presentare i loro modelli al governo per una valutazione preventiva prima del rilascio. Questo sviluppo solleva interrogativi importanti per l’Europa, che deve pensare a come rispondere a questa mossa strategica.

L’accordo sul monitoraggio dell’AI: attori e implicazioni

Tra i nomi più noti che partecipano a questo accordo ci sono Google DeepMind, Microsoft, xAI, OpenAI e Anthropic. Queste aziende hanno firmato accordi con il Center for AI Standards and Innovation (CAISI), un organismo del Department of Commerce americano, mirati a garantire che i loro modelli vengano esaminati per le implicazioni di sicurezza nazionale. Anche se tali impegni sono attualmente volontari e non hanno una base legale solida, l’importanza di un’approvazione governativa è indiscutibile: un’etichetta di sicurezza da parte del governo è un potente strumento di marketing, soprattutto per contratti con enti pubblici e istituzionali.

Tuttavia, questa forma di collaborazione porta con sé delle criticità. Il sistema si basa su una cooperazione volontaria che potrebbe nascondere asimmetrie informative, dove le aziende possono mostrare solo ciò che ritengono utile, ritirandosi in qualsiasi momento da un impegno se i risultati non gli garbano. Questo solleva preoccupazioni riguardo alla trasparenza, un aspetto cruciale quando si parla di tecnologie così potenti e potenzialmente pericolose.

La sfida della trasparenza e della competitività

Un altro punto critico riguarda la natura della supervisione che vorremmo instaurare. CAISI, nonostante sia riuscito a effettuare oltre 40 valutazioni di modelli, si trova a dover dipendere fortemente dalla cooperazione delle stesse aziende che sta valutando. Ciò porta alla domanda: chi controlla realmente chi? La mancanza di standard definiti e di legge rende difficile stabilire un confine netto tra chi è a capo della valutazione e chi è controllato.

Inoltre, il contesto competitivo in cui operano le aziende più piccole, come le start-up o i progetti open source, diventa uno svantaggio. Solo i giganti possono accedere ai riscontri ufficiali che conferiscono loro un vantaggio competitivo, mentre le realtà più piccole rischiano di rimanere escluse dal mercato dell’intelligenza artificiale.

L’Europa e la necessità di una risposta

La risposta dell’Europa a questo sviluppo deve essere chiara. Con l’AI Act che introduce una serie di obblighi e categorie di rischio, l’Unione Europea si distingue per un approccio più rigoroso e regolamentato rispetto all’impegno volontario degli Stati Uniti. Le aziende europee, incluse quelle italiane, devono essere consapevoli che, se il panorama dell’AI continuerà a essere modellato da aziende americane senza un corrispondente sistema di valutazione europeo, si rischia di compromettere la sovranità tecnologica.

In un contesto dove sia il principio di sicurezza sia il mercato sono influenzati da decisioni geopolitiche, l’Europa deve pensare a come costruire una propria infrastruttura di valutazione indipendente, in grado di garantire che le tecnologie utilizzate siano testate e certificate secondo criteri specifici per il contesto europeo.

Considerazioni pratiche per il futuro

Per le aziende italiane che intendono adottare modelli di intelligenza artificiale americani, è fondamentale considerare l’incertezza legata agli accordi di valutazione. Devono essere pronti a fronteggiare l’eventualità che il fornitore possa ritirarsi dall’accordo o che il governo statunitense possa modificare gli standard di sicurezza. È quindi essenziale redigere clausole contrattuali precise che stabiliscano le conseguenze di tali eventi e considerare come gestire le transizioni tra versioni testate e quelle non testate.

In sintesi, l’Europa deve reagire con determinazione a questa mossa degli USA, creando locali strumenti di controllo e valutazione che permettano alle aziende di operare in un contesto di sicurezza e fiducia. La sfida è grande, ma un passo verso la costruzione di un ecosistema robusto e indipendente potrebbe rivelarsi fondamentale per il futuro dell’AI in Europa.