Il lancio di prova di Starhopper, il nuovo razzo di Elon Musk


Il prototipo di razzo realizzato da SpaceX ha compiuto un balzo alto 150 metri, atterrando poi (quasi) alla perfezione. Una volta inglobato nella mega-navicella spaziale Starship, nel prossimo decennio dovrebbe riportare l’umanità sulla Luna, e magari anche su Marte

Buone notizie, o perlomeno ottime premesse, per lo sviluppo di nuovi veicoli di esplorazione spaziale: si è conclusa con un successo quasi impeccabile la sperimentazione del prototipo di Starhopper, il razzo sviluppato dalla compagnia SpaceX di Elon Musk che farà da base per un futuro modello di astronave già battezzato Starship.

Starhopper
(gif ricavata da video SpaceX/YouTube)

La corretta esecuzione del lancio – avvenuto nel pomeriggio di ieri in Texas, che corrisponde al pieno della notte qui in Italia – è stata definita dalla stampa internazionale come “un grande balzo”. Espressione che pare azzeccata, sia perché in effetti la traiettoria seguita dal prototipo è stata un salto alto 150 metri, sia perché (richiamando la celebre frase di Neil Armstrong al momento dello sbarco sulla Luna) si tratta di uno degli avanzamenti chiave di quest’anno per quanto riguarda l’esplorazione dello Spazio, sicuramente il più importante per SpaceX.

I dettagli dell’esperimento

Poco dopo la mezzanotte, ora italiana, Starhopper ha acceso il proprio (per ora unico) motore Raptor e si è alzato dal suolo, sfiorando un’altezza massima di 150 metri. In tutto il volo è durato un minuto (per pignoleria, è rimasto staccato da terra per 57 secondi), e la fase più interessante è stata quella conclusiva, ossia l’atterraggio controllato che lo ha riportato a terra quasi del tutto integro. Elon Musk, che ha prontamente commentato il successo via Twitter, ha soprannominato il prototipo come “il papà di R2D2, vista l’evidente somiglianza – taglia a parte – con l’iconico droide di Star Wars.

L’esperimento è servito per dimostrare l’affidabilità del prototipo Starhopper, che in realtà è solo un pezzo della già citata Starphip, un’astronave alta 55 metri pensata per viaggi spaziali abitati (ossia con astronauti a bordo) verso la Luna e successivamente verso Marte. L’esperimento avvenuto presso la struttura di lancio di SpaceX a Boca Chica non è stato il primo test in assoluto per la nuova tecnologia: nel corso di una prima prova è stato testato il funzionamento generale senza però far staccare il prototipo da terra, mentre il secondo test è stato condotto il 25 luglio e ha portato Starhopper alla modesta altezza di 20 metri. Il terzo test, eseguito poche ore fa, era inizialmente previsto per lo scorso lunedì 26 agosto, ma è stato annullato all’ultimo momento e posticipato di qualche ora per un inconveniente tecnico, non è chiaro se al motore o se a una connessione cablata.

Perché si è trattato di un test rilevante

Al di là dell’effetto wow e della spettacolarità del test, dal punto di vista scientifico-tecnologico c’è stata la conferma delle potenzialità del veicolo, soprattutto per quanto riguarda la stabilità durante il volo e la fase di atterraggio in sicurezza. Come ha già confermato anche lo stesso Musk, si è trattato dell’ultimo test su questo prototipo, poiché ora l’obiettivo è realizzare una serie di altre sperimentazioni su modelli via via più simili al progetto completo di Starship.

Nella versione finale, infatti, l’astronave sarà attrezzata con 6 (o forse 7) motori Raptor, su cui sarà installata la parte superiore della navicella, ossia quella che effettivamente ospiterà il personale di bordo. Addirittura, per la versione cosiddetta Super Heavy, destinata a carichi particolarmente massivi, si prevede l’utilizzo di 35 motori Raptor combinati.

Qualche piccola perplessità sul test

Accanto alle celebrazioni per l’impresa portata a termine con successo, nelle ultime ore sono emersi anche alcuni dubbi sul fatto che il test sia davvero stato condotto senza intoppi. A quanto pare, infatti, Starhopper ha perso qualche pezzo durante il volo. Secondo l’esperto di razzi Scott Manley, infatti, dalle immagini trasmesse in streaming si è visto che durante il rientro al suolo si è staccato almeno uno dei tre piedini su cui l’intera struttura poggia.

Un altro utente si Twitter ha invece notato il probabile distacco di un serbatoio durante la fase di ascesa, come si nota negli screenshot del video.

Infine, il test non è stato del tutto indolore per gli abitanti del villaggio di Boca Chica, che sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni nelle ore del test, dato che un eventuale malfunzionamento del razzo avrebbe potuto provocare un’onda d’urto tale da rompere i vetri delle abitazioni e ferire persone e animali. Insomma, il piccolo rovescio della medaglia dell’abitare a due passi da uno dei luoghi dove si scrive la storia dell’esplorazione spaziale.

Scenari futuri verosimili

Accantonati i facili entusiasmi a cui Elon Musk ci ha abituati, quali sono le prospettive realistiche sullo sviluppo del progetto? In attesa della prossima conferenza stampa prevista per metà settembre, già sappiamo che l’obiettivo della compagnia è di mettere a punto un sistema di trasporto spaziale che possa fare concorrenza a quelli sviluppati dalla Nasa. Certamente la prima missione di Starship fuori dall’atmosfera terrestre sarebbe verso la Luna, presumibilmente nel corso del prossimo decennio. Anche se l’obiettivo finale resta quello di portare l’umanità fin su Marte, al momento non ci sono previsioni su quando ciò potrà eventualmente accadere. L’unica cosa certa è che il successo del test di stanotte è un passo nella direzione giusta.

Secondo le notizie filtrate finora, i prossimi prototipi dovrebbero essere chiamati Starship Mk1 e Starship Mk2: al di là dei nomi, sappiamo che il numero di motori Raptor dovrebbe passare da 1 a 3, con l’obiettivo di iniziare la fase operativa del progetto nel corso del 2021.

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