Il Medio Oriente sostiene la sua conversione green grazie ai proventi del petrolio

da Hardware Upgrade :

Il Medio Oriente sta compiendo passi in avanti nel ridurre la sua carbon print, anche in vista dei due grandi eventi che avranno luogo in Egitto e ad Abu Dhabi, rispettivamente la CO27 prevista a Sharm El-Sheikh con data di inizio il 6 novembre e, lanno prossimo, la COP28; secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti sono tra i 26 paesi che hanno aggiornato i propri obiettivi climatici in linea con le promesse fatte lo scorso anno alla COP26 di Glasgow, nel Regno Unito.

L’Egitto promette di ridurre ulteriormente le emissioni di gas serra dai settori dell’elettricit, dei trasporti e del petrolio e del gas rispetto al limite auto-imposto in precedenza, ma solo a patto di ricevere sostegno finanziario dalla comunit internazionale. Gli Emirati Arabi Uniti hanno alzato la percentuale di tagli delle emissioni serra, entro il 2030, dal 23,5% al 31%. Con queste premesse, le Nazioni Unite hanno calcolato che laumento delle emissioni globali sar pari al 10,6% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030, rispetto al 13,7% previsto in un’analisi simile stilata lo scorso anno; pu sembrare incoraggiante, ma in realt una tale riduzione molto lontana dalle misure necessarie per limitare il riscaldamento a 1,5 C entro la fine del secolo. Sameh Shoukry, ministro degli Affari esteri egiziano e presidente della COP27, ha definito i risultati allarmanti e ha affermato che meritano “una risposta trasformativa alla COP27”.

Ciononostante, sicuramente un segnale positivo, considerando che nei non lontani anni ’90 l’Arabia Saudita blocc costantemente l’azione sul cambiamento climatico – mentre altre nazioni ricche di petrolio, inclusi gli Stati Uniti, avevano “solo” cercato di rallentarla sollevando frequentemente dubbi riguardo il riscaldamento globale fino allultimo decennio, quando la regione decise di abbracciare le tecnologie rinnovabili e concentrarsi sull’ambiente. Oggi, il Paese medio orientale e altri importanti produttori di petrolio “non stanno combattendo la realt della scienza”, afferma Michael Oppenheimer, geoscienziato e ricercatore di politica climatica all’Universit di Princeton, nel New Jersey.

Per gli stati che fanno affidamento sulle entrate petrolifere, questa mossa anche un modo di diversificare le proprie economie di fronte a un futuro calo della domanda, nonch utilizzare delle energie rinnovabili per provvedere alla crescita della popolazione interna, risparmiando al contempo combustibili fossili per l’esportazione; inoltre, il Medio Oriente sta vivendo sulla propria pelle il cambiamento del clima, con ondate di caldo estreme, e non pu certo ignorare la realt dei fatti.

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Gli Emirati Arabi Uniti hanno istituito, nel 2015, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), che stata inaugurata nel 2015 a Masdar, ed edificato Abu Dhabi per creare una citt sostenibile; lo scorso settembre, Razan Al Mubarak, amministratore delegato dell’autorit di regolamentazione ambientale di Abu Dhabi, stato eletto presidente dell’importante Unione internazionale per la conservazione della natura, che ha sede a Gland, in Svizzera.

Ad ottobre sono diventati la prima nazione araba a impegnarsi a raggiungere l’azzeramento delle emissioni interne entro il 2050, dando l’esempio agli Stati vicini. L’Arabia Saudita, il pi grande esportatore mondiale di petrolio, e il vicino Bahrain hanno fissato obiettivi di zero emissioni nette per il 2060. Il Qatar, ricco di gas, ha annunciato l’intenzione di ridurre le proprie emissioni del 25% entro il 2030 e ha creato il suo primo ministero del cambiamento climatico. Israele e Turchia hanno entrambi annunciato l’obiettivo di raggiungere lo zero netto entro il 2055.

Sia gli Emirati Arabi Uniti che l’Arabia Saudita stanno sostenendo i loro obiettivi con ingenti investimenti, inclusa la costruzione o l’espansione di citt a emissioni zero. Il governo degli Emirati Arabi Uniti afferma che investir 600 miliardi di dirham (circa 163 miliardi di dollari) in energie pulite e rinnovabili entro il 2050, mentre quellosaudita stima che l’investimento nella sua iniziativa verde ammonter a 700 miliardi di riyal, circa 186 miliardi di dollari.

Secondo Bloomberg New Energy Finance, societ di consulenza energetica con sede a New York City, i fondi complessivi destinati nelle energie rinnovabili in Medio Oriente sono aumentati di sette volte in un decennio, da 960 milioni di dollari nel 2011 a 6,9 miliardi di dollari nel 2021. Le cifre stanziate si concentrano soprattutto sullo sfruttamento dell’energia solare.

“C’ un cambiamento abbastanza profondo che stiamo vedendo nella regione in termini di investimenti”, afferma Mercedes Maroto-Valer, ingegnere chimico e ricercatore in sistemi energetici presso la Heriot-Watt University, che ha sede a Edimburgo e anche un campus a Dubai.

Gli alti livelli di radiazione solare danno agli stati del Golfo un vantaggio naturale e il costo dell’elettricit da fonti rinnovabili in Medio Oriente sceso a 1 centesimo di dollaro americano per chilowattora (rispetto a una media mondiale nel 2021 di circa 5 centesimi per l’energia solare progetti e 3 centesimi per l’eolico onshore). Si tratta di un “prezzo tremendamente competitivo”, afferma Francesco La Camera, direttore generale di IRENA.

L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti contano su quel basso costo per promuovere un’altra industria, quella dell’idrogeno verde. L’Arabia Saudita ha l’audace obiettivo di diventare il principale produttore ed esportatore mondiale di idrogeno entro la fine del prossimo decennio, attraverso un impianto in costruzione in una citt futuristica a zero emissioni di carbonio chiamata Neom, attualmente in costruzione nel nord-ovest del paese.









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