il numero uno di Calibra al Senato USA per chiarire il progetto


Non sarà una strada in discesa quella che porterà Facebook e i suoi partner a lanciare il progetto Libra. Il debutto è fissato per il 2020, ma dovrà necessariamente passare dal via libera da parte delle autorità. Un primo step in questa direzione è stato compiuto ieri con l’intervento di David Marcus (ex Presidente di PayPal), a capo della sussidiaria Calibra, di fronte al Senato USA. Un incontro chiesto il mese scorso dal Banking Committee statunitense, giunto a pochi giorni di distanza dallo sfogo di Trump contro le criprovalute.

Facebook al Senato USA per Libra

Dal botta e risposta è emersa l’intenzione di integrare il wallet di Calibra solo nelle applicazioni del social network, inizialmente Messenger e WhatsApp, così da consentire agli utenti di scambiare valore all’interno dei servizi facendo leva sulla blockchain. L’azienda non ha intenzione di monetizzare sulla base delle informazioni raccolte in merito alle transazioni e se un giorno lo farà, autonomamente oppure in partnership con realtà terze, chiederà anticipatamente il permesso da parte degli organi competenti.

Criptovalute e advertising

In che modo, dunque, Facebook guadagnerà dall’iniziativa Libra? La posizione ufficiale afferma che fornendo un nuovo strumento agli operatori del settore e-commerce e aiutando così la loro crescita, questi saranno invogliati a investire di più in campagne di advertising, generando in questo modo un ritorno economico per il social network.

Marcus ha inoltre chiarito perché la scelta di Ginevra come sede per la Libra Association: in Svizzera hanno il loro quartier generale alcuni dei più importanti istituti bancari al mondo, non è un tentativo di sottrarsi alle normative d’oltreoceano. I suoi 28 membri avranno uguali poteri: Facebook non potrà in alcun modo prevaricare gli altri, detenendo la stessa quota di potere decisionale che spetta, ad esempio, a MasterCard, PayPal, eBay, Uber, Spotify o Vodafone.

I nodi da sciogliere

Rimangono in ogni caso alcuni dubbi da chiarire. Anzitutto le modalità di raccolta delle informazioni sulle interazioni tra il social network e gli strumenti di Calibra. Poi come avverrà la conversione da criptovaluta a moneta corrente. Non è stata fatta luce nemmeno sugli investimenti messi sul piatto finora dal gruppo o sul ritorno atteso in termini di dividendi.

Altro nodo cruciale è rappresentato dalle modalità attraverso le quali gli sviluppatori potranno accedere alla piattaforma per lo sviluppo di app e servizi: senza paletti o un’adeguata regolamentazione il rischio di assistere a un altro caso Cambridge Analytica (appena costato 5 miliardi) non è da escludere.

Il principale ostacolo per Facebook potrebbe però essere un altro, non di natura tecnica, ma di reputazione. La miriade di problemi che hanno interessato il social nel corso dell’ultimo anno potrebbe aver compromesso il rapporto di fiducia con gli utenti e non è detto che gli oltre 2,5 miliardi di iscritti a livello globale sceglieranno di convertire una parte dei loro risparmi in Libra. Questo, per Marcus, Zuckerberg e gli altri coinvolti nell’iniziativa, potrebbe essere il primo e più grande scoglio da superare.



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