È dall’inizio della sua carriera che Jack Black interpreta la persona appassionata di musica e cinema, l’uomo medio che vive per il rock o per i grandi classici, ed è bravissimo a trasudare questo amore. Lo ha fatto per ridere (ma nemmeno troppo) in Alta fedeltà e da lì in tantissimi altri film centrati. Era un regista dagli occhi pieni di passione in King Kong (in cui, come in Anaconda, parte per una spedizione cinematografica alla ricerca di un mostro da filmare), era un regista scemissimo e incapace in Be Kind Rewind, e un attore in Tropic Thunder. Ora è un regista di matrimoni che sogna l’horror. L’insieme dei suoi film è in un certo senso il racconto di come a diverse età si viva con la tensione tra il fruire di cultura di massa e il desiderio di produrla.
Certo è difficile però non rimanere un po’ amareggiati per il fatto che, con tutte queste buone scelte, poi Anaconda sia “solo” un film divertente. Qualsiasi possibilità, che pure la trama offrirebbe, di parlare di quello che le persone comuni possono fare con il cinema, di come sia una cosa che ognuno può rimescolare per sé, è stracciata da una seconda parte raffazzonata. Le gag ci sono ancora ma sono lasciate sole. L’anaconda, inteso come serpente gigante, è quasi secondario (se non per il finale) e qualche cameo, pur centrato e divertente, non compensa.
Poteva essere un film compagno di Be Kind Rewind, vertice impossibile da superare dell’amore per il cinema a un livello bassissimo e della maniera in cui non sia qualcosa di lontano ma anzi di possibile per tutti. Un’arte realmente popolare nonostante nella quasi totalità dei casi sia prodotta con sforzi economici immensi. Invece qui ci viene negato proprio il piacere tipico di questi film, cioè vedere cosa i protagonisti hanno girato, il loro film montato o almeno qualche scena di quel film (come faceva un altro film comico sul fare i film che ricorda questo: Bowfinger).


