La regista Emerald Fennell lo aveva detto e ripetuto: il suo Cime Tempestose non è un adattamento cinematografico del romanzo di Emily Brontë. Quello che porta sullo schermo è la storia d’amore dark che lei si è immaginata leggendo il libro. Insomma: è la sua fan fiction. Sospiri, struggimenti e slanci di passione inclusi. Il film della Warner Bros, in uscita il 12 febbraio, mostra Catherine e Heathcliff (Margot Robbie e Jacob Elordi) come li abbiamo sognati, non come sono stati scritti.

Una scena del nuovo “Cime Tempestose” di Emerald Fennell

Una scena del nuovo “Cime Tempestose” di Emerald Fennell ( Photo Courtesy Warner Bros. Pictures)

Adattare Cime Tempestose è un’impresa impossibile

Chi ha letto Cime Tempestose lo sa: è lungo, denso, complicato e tormenta il lettore in ogni modo possibile. La storia è ambientata nello Yorkshire tra la fine del 700 e l’inizio dell’800, e lega due famiglie: gli Earnshaw, che vivono nella cupa Wuthering Heights, e i ricchi Linton che vivono a Thrushcross Grange. Le due ore e mezza di film si concentrano solo su una piccola parte della storia, cioè il legame tra Catherine (qui interpretata da Margot Robbie) e il fratello adottivo Heathcliff (Jacob Elordi) un trovatello portato a casa dal padre nella speranza di farne un gentiluomo. Catherine esce di scena prima della metà del romanzo, ma tutto ciò che viene dopo non interessa a Emerald Fennell: ignora completamente la vendetta di Heathcliff sugli Earnshaw, la conseguente follia e la rovina di Wuthering Heights.

In qualità di sceneggiatrice taglia una marea di personaggi – tra cui Hindley Earnshaw, fratello di Catherine, e i figli dei due – e schiaccia ai margini le trame secondarie per dilatare il più possibile il rapporto platonicamente incestuoso tra Catherine e Heathcliff. E laddove la storia originale non le dà abbastanza soddisfazione, Fennell fa quello che farebbe qualsiasi lettrice: inventa. Proietta le sue fantasie, regala ai due protagonisti – che nel libro non si sfiorano nemmeno – una lunga parentesi di passione che ha fatto agitare sulle poltroncine il pubblico in sala.

I titoli di testa – accompagnati da gemiti che non si capisce se siano di dolore o di piacere – dichiarano subito l’intento del film: scandalizzare il pubblico del 2026 come il romanzo aveva scandalizzato i critici nel 1847.

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