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Il nuovo oro non luccica e non è nero. Per l’Europa si trova nel riciclo, il miglior modo per raggiungere autosufficienza e sostenibilità

di webmaster | Apr 10, 2026 | Tecnologia


Circa un anno fa, appunto, la Commissione aveva pubblicato un elenco di 47 progetti che dovranno rafforzare le capacità dell’Europa sulle materie prime per le transizioni energetica e digitale. La maggior parte dei progetti strategici, 25, riguardano la fase di estrazione delle risorse, 24 quella di raffinazione e 10 quella di riciclo. Tra questi ultimi, ben quattro si trovano in Italia: il nostro paese potrebbe dunque ritagliarsi uno spazio rilevante nella nuova filiera europea.

Uno dei quattro progetti è nel Lazio, a Ceccano, dove l’azienda Itelyum sta sviluppando un impianto innovativo per il recupero delle terre rare dai magneti presenti negli hard disk e nei motori elettrici. In Toscana, a Rosignano, c’è invece l’Alpha Project di Solvay Chimica Italia per il riciclo dei metalli del gruppo del platino: alcuni di questi vengono utilizzati negli elettrolizzatori per l’idrogeno.

Il terzo progetto è a Cadoneghe, in Veneto, dove Circular Materials intende “estrarre” rame, nichel e platinoidi dalle acque reflue industriali. Infine, a Portovesme, in Sardegna, il colosso Glencore intende dedicarsi al recupero di litio dalle batterie.

Il riciclo può arginare l’ondata di rifiuti in plastica?

C’è poi un altro tipo di riciclo, che non riguarda un metallo raro ma un materiale comunque “critico” per l’economia e l’ambiente, che l’Unione europea dovrebbe promuovere in un’ottica di circolarità e sostenibilità: il riciclo della plastica.

La Commissione ha già stabilito che entro il 2030 bisognerà riciclare il 55% degli imballaggi in plastica. Oggi, però, viene ancora confinato in discarica il 25% dei rifiuti plastici generati nell’Unione e la metà degli scarti raccolti viene inviata all’estero per il trattamento a causa dell’insufficiente capacità di lavorazione interna.

A livello globale, entro il 2040 l’inquinamento da plastica raggiungerà i 280 milioni di tonnellate all’anno, stando al rapporto Breaking the Plastic Wave 2025, pubblicato a dicembre dall’organizzazione non governativa The Pew Charitable Trusts. Lo studio dice inoltre che, per quella data, la produzione mondiale di plastiche vergini aumenterà del 52%, il doppio rispetto all’evoluzione dei sistemi di gestione dei rifiuti.

Le emissioni di gas serra legate alla plastica, invece – petrolio e gas non sono solo le materie prime, ma anche i combustibili che ne alimentano la produzione –, cresceranno del 58% a 4,2 gigatonnellate di CO2 equivalente all’anno. Se l’industria della plastica fosse una nazione, sarebbe la terza maggiore emettitrice al mondo.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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