Anche sul fronte della transizione energetica, l’Italia si muove con lentezza pericolosa secondo Boccaletti. Non per ragioni ambientali, ma economiche e geopolitiche: “L’elettrificazione dell’economia mondiale è il nostro futuro. Ma l’economia marginale delle rinnovabili è talmente bassa che permette la loro adozione solo su base economica.” La dipendenza dai fossili, oltre a essere obsoleta tecnologicamente, comporta rischi strategici evidenti dopo gli ultimi cinque anni di tensioni internazionali.

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Italia 2050 è il nuovo format dedicato a immaginare come sarà il nostro paese a metà secolo. Il primo appuntamento è dedicato alla temperatura media, grazie al supporto del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici

Un catasto digitale per governare l’incertezza

La tecnologia non è una panacea, ma secondo Boccaletti rappresenta l’unica via percorribile per gestire un territorio in trasformazione accelerata. “In passato gestivamo un territorio dinamico attraverso la statistica. Il passato era una guida al futuro – spiega Boccaletti –. Adesso siamo in un mondo in cui la situazione cambia ogni anno, il sistema fisico si sta evolvendo verso un regime inedito e non possiamo più basarci solo sulle statistiche degli anni precedenti”.

La rivoluzione è già in atto: migliaia di satelliti osservativi, capacità di elaborazione basate su machine learning, reti neurali capaci di estrarre contenuto semantico dalle immagini. Con tutti questi strumenti Boccaletti sogna la costruzione di “un catasto informatico che ci permetta di “sapere che cosa succede in ogni pixel e qual è la sua funzione nel comportamento dell’ecosistema su scala nazionale e a risoluzioni di 10 o 30 metri”.

Ma c’è un problema geopolitico di fondo, un incubo all’interno del sogno che ci deve far riflettere. “Il catasto, da Napoleone in poi, è sempre stato uno strumento di sovranità statale ricorda Boccaletti –, ma oggi la tecnologia è sempre più in mano privata e non europea. Se Planet chiude i suoi satelliti all’Europa, metà delle informazioni che abbiamo su quello che succede sul pianeta scompaiono”. A suo avviso serve un’infrastruttura pubblica europea, non per escludere il settore privato, ma per garantire sovranità e continuità operativa.

Il futuro della natura è fisico

Quando guarda al futuro e gira l’Italia con spettacoli teatrali di divulgazione scientifica (l’ultimo è Terra d’Acqua), Boccaletti non trova giovani disinteressati, bensì disorientati da trent’anni di narrazione ambientale astratta e moralistica.Quando si parla di questi temi il mondo è diviso tra quelli che hanno ragione e quelli che non hanno capito. Questa non è una base sana per una discussione politica adulta. Vorrei invece che avessero la sensazione che assieme possiamo prendere decisioni che cambiano la faccia di questo territorio.”

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