Il piano di Elizabeth Warren contro le sparatorie negli Usa


Prevede, tra l’altro, di espandere i controlli sui potenziale acquirente, di aumentare le tasse ai produttori di armi e di mettere al bando delle armi d’assalto

La senatrice democratica del Massachusetts e candidata alle presidenziali del 2020 Elizabeth Warren (foto: Alex Wong/Getty Images)

Solo nel 2017, negli Stati Uniti, circa 40mila persone sono morte a causa delle armi da fuoco. La senatrice democratica del Massachusetts Elizabeth Warren, che si è candidata alla presidenziali del 2020 ed è nota per le sue battaglie contro lo strapotere di Wall Street, ha promesso di ridurre questo numero dell’80%. Per farlo, ha messo a punto un ambizioso piano e promesso di realizzarne almeno una parte nei primi 100 giorni del suo mandato, nel caso in cui venisse eletta presidente degli Stati Uniti.

Il programma, che Warren ha presentato come da tradizione con un lungo post sulla piattaforma Medium, riprende alcune battaglie storiche dei democratici, come la messa al bando delle armi d’assalto, controlli approfonditi sulla fedina penale e lo stato di salute dei potenziali acquirenti – i cosiddetti universal background checks, che ora vengono effettuati solo per gli acquisti nei negozi d’armi – e la possibilità di vincolare l’acquisto e il possesso di un’arma a una licenza. Il piano, però, si basa anche su alcune novità, come l’aumento delle tasse per i produttori di armi e investimenti nella ricerca associata alle cause e alla prevenzione di questo fenomeno.

Forse non sappiamo ancora come raggiungere questo obiettivo [la riduzione delle morti dell’80%] ma cominceremo implementando soluzioni che, crediamo, possano funzionare”, ha scritto Warren su Medium.

Le proposte della senatrice

Quasi chiunque negli Stati Uniti può comprare o possedere un’arma in nome del secondo emendamento della Costituzione americana, che recita: “Essendo necessaria alla sicurezza di uno stato libero una milizia ben organizzata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto”. Le armi si possono trovare in negozi appositi e alle fiere specializzate, ma anche in alcuni reparti dei comunissimi supermercati. Le regole sull’acquisto variano da stato a stato ma, di norma, per comprarne una basta aver compiuto 21 anni (ne bastano 18 per un fucile) e presentare un documento d’identità. Sono previste alcune eccezioni per chi ha commesso alcuni crimini, non è residente nel paese o fa uso di certi medicinali.

Warren vuole prima di tutto rendere la vendita e l’acquisto di armi più difficile. Secondo la candidata, chi vuole comprare o possedere un’arma dovrebbe, per esempio, avere una licenza (che oggi non serve) ed essere sottoposto a controlli approfonditi sulla fedina penale e lo stato mentale. Oggi, i cosiddetti background checks si effettuano solo per gli acquisti nei negozi e, se dopo tre giorni non sono terminati, la vendita viene comunque finalizzata per effetto di un cavillo. Il potenziale acquirente nel piano Warren dovrebbe inoltre aspettare un periodo di tempo prima di completare l’acquisto, e ogni arma dovrebbe essere registrata in uno specifico elenco. Secondo Warren, è importante anche proibire la vendita di accessori che aumentano la pericolosità delle armi come i silenziatori, mettere al bando tutte quelle di tipo militare e obbligare gli esercenti a segnalare l’acquisto di più armi da parte della stessa persona in un periodo di tempo ristretto, prevedendo anche un limite massimo di acquisti per ogni mese, sul modello di una legge della Virginia.

Warren vuole inoltre aumentare le tasse per i produttori di armi, portando l’aliquota sulle armi e quella sulle munizioni rispettivamente dal 10 al 30% e dall’11 al 50%; colmare le lacune giuridiche; revocare la licenza ai commercianti che violano le regole; contrastare più efficacemente il traffico di armi; proibire a chi è stato condannato per reati motivati dall’odio di comprare o possedere armi; proibire temporaneamente, grazie anche a eventuali segnalazioni della famiglia o delle autorità, l’acquisto di armi a chi potrebbe, per varie ragioni, fare del male a se stesso o agli altri. E ancora: permettere a chi è sopravvissuto a una sparatoria o ai suoi familiari di chiedere i danni all’azienda che ha prodotto quell’arma, privandola della protezione legale di cui ha goduto finora. Infine, Warren vuole anche mettere sotto osservazione la National Rifle Association (Nra), l’organizzazione di proprietari di armi che fa attività di lobby ed è finita sotto inchiesta per via delle spese esorbitanti di alcuni dirigenti.

Cosa pensano gli altri candidati sul tema

Warren non è l’unica candidata democratica alle presidenziali ad aver presentato un piano per ridurre la violenza armata. Come sottolinea Vox, anche candidati come Cory Booker, Pete Buttigieg Andrew Yang si sono espressi a favore o hanno presentato un piano che prevede l’introduzione di una licenza per l’acquisto e il possesso di armi.

Kamala Harris e Bernie Sanders hanno promesso di mettere al bando le armi militari, di espandere i background checks e di proibire a chi è stato condannato per alcuni reati – come la violenza domestica –di acquistare armi. Anche Joe Biden appoggia queste proposte, ma non l’introduzione di una licenza poiché a suo dire questo non avrebbe un impatto significativo sul fenomeno della gun violence. La ricerca sul tema sembra però smentirlo: secondo una rassegna basata su 130 studi fatti in 1o paesi e pubblicata su Epidemiologic Review, le restrizioni sul possesso e l’acquisto di armi sono generalmente seguite da una diminuzione della violenza armata, segno che i due fatti potrebbero essere legati.

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