Il principale ostacolo alla digitalizzazione? Secondo i CIO è la scarsa cultura aziendale. L’analisi di CIONET e Workday

da Hardware Upgrade :

Spesso si ha la sensazione che le imprese italiane tendano a essere un po’ meno recettive rispetto a quelle estere dal punto di vista dell’innovazione tecnologica. Sicuramente sul giudizio pesa la tipica esterofilia degli italiani, che tendono anche a essere molto negativi quando parlano del proprio Paese, ma è oggettivo che le realtà del Bel Paese non siano fra le più veloci a livello globale nel recepire le novità tecnologiche: sono ancora molte le imprese che sono solo all’inizio del loro percorso di trasformazione digitale.

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Secondo una ricerca condotta da CIONET, business community dedicata ai Chief Information Officer (CIO) e Workday, in media le aziende italiane sono definite “parzialmente digitalizzate”. Cosa significa? Che hanno intrapreso un percorso per la transizione digitale, ma non sono ancora arrivate al punto da ottimizzare tutti i processi. In particolare, faticano a ridurre le distanze con fornitori, partner e clienti e a identificare nuove opportunità e modelli di business.

Il problema non sono (solo) le competenze: la scarsa cultura aziendale è il freno principale alla digitalizzazione

Federico Francini_Workday

Secondo l’analisi di CIONET e Workday e basata su un campione di 178 CIO di grandi aziende attive in Italia, la scarsa cultura aziendale è il principale fattore che ostacola la trasformazione digitale delle imprese italiane. Un problema che parte dai vertici, che non sempre hanno una visione a lungo termine, e che si riflette a cascata sull’intera organizzazione. 

Altri fattori limitanti individuati dalla ricerca sono le competenze dei lavoratori, o meglio, la loro mancanza, e i requisiti di conformità relativi a privacy e sicurezza informatica. “La trasformazione digitale è un cambiamento culturale prima che operativo e proprio la paura del cambiamento è il primo ostacolo da superare. Le organizzazioni devono adottare strumenti di gestione aziendale digitali e innovativi che possano aiutare l’azienda ad adattarsi rapidamente ai nuovi scenari di business”, commenta Federico Francini, country manager di Workday per l’Italia. 

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Non mancano però segnali positivi e l’analisi mostra come nei prossimi mesi gli sforzi per l’innovazione si concentreranno sull’area Product & Operations per il 38% degli intervistati. Si tratta di un segnale importante che dimostra come le imprese stiano accentuando gli investimenti in questa business unit con l’obiettivo di offrire prodotti sempre più tecnologici. Per il 21% dei CIO invece gli sforzi per la digitalizzazione saranno concentrati sui reparti marketing e vendite mentre l’ICT viene al terzo posto, indicato come prioritario dal 17% del campione. Un altro 12% mira a concentrare gli sforzi di innovazione sui servizi al cliente e l’8% in ricerca e sviluppo. Curiosamente, nessuno degli intervistati ha citato le HR. 

Luigi Pignatelli - Head of Digital and Information Technologies Carl Zeiss Vision Italy Board Member CIOnetÈ evidente come il Cio diventi un manager a 360 gradi. Necessita e necessiterà sempre di più di capacità di visione strategica, spinta innovativa verso il cambiamento e di stabile e continuativa relazione con il board aziendale”, commenta Luigi Pignatelli, Head of Digital and Information Technologies di Carl Zeiss Vision Italy e Board Member di CIONET. “La collaborazione strategica tra le varie business unit aziendali è ormai divenuta un imperativo all’interno delle organizzazioni e i CIO dedicano sempre più impegno e risorse: oltre il 66% dei rispondenti ha indicato di riservare tra il 40 e il 60% del loro tempo a questa attività. È poco sopra il 30% la percentuale dei rispondenti che si dedica quasi interamente (oltre il 60% del tempo) a programmi d’innovazione e digitalizzazione dell’azienda“.


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