Il piano per riportarli a terra
Perseverance ha raccolto in totale 33 campioni, l’ultimo a luglio 2025. Tra questi perlopiù campioni di roccia, ma anche alcuni di regolite marziana e persino un campione atmosferico. Li ha inseriti all’interno di alcune capsule, lasciati poi sulla superficie. L’idea iniziale della missione Mars Sample Return, una collaborazione NASA-ESA, era che un secondo rover “carrello” passasse a raccoglierli, li inserisse in una capsula di rientro lanciata dalla superficie marziana. Intercettata poi da un satellite in orbita, questa capsula sarebbe tornata sulla Terra con il suo prezioso carico scientifico. Poi questo piano è cambiato: il successo dell’elicotterino Ingenuity ha mostrato che era possibile sfruttare questa tecnologia, magari una coppia di droni, per raccogliere le capsule di Perseverance e inserirle nella capsula di rientro.
Un’immagine di Ingenuity di fronte alla superficie di MarteCortesía de NASA/JPL
I tagli di Trump
Il piano di Mars Sample Return era bellissimo, prezioso dal punto di vista scientifico e ci avrebbe permesso di capire tantissimo della storia geologica di Marte e delle sue condizioni di abitabilità nel lontano e umido passato del pianeta rosso. Ma allo stesso tempo, era un piano molto complesso e costoso, in effetti una delle missioni marziane più ambiziose mai ideate. Per questo ha subito numerosi tagli e rimodellamenti nel corso del tempo fino a quando, nel gennaio 2026, non le è stato inferto il colpo più duro. L’amministrazione Trump, che non ha mai avuto molto a cuore la scienza, ha tagliato i fondi alla missione. Il congresso ha approvato: Mars Sample Return è, de facto, cancellata.




