Nel panorama del cinema americano di fine Novecento sono poche le opere che sono riuscite a incidere e permanere nell’immaginario popolare come Il silenzio degli innocenti. Il film del 1991 (presentato il 30 gennaio in anteprima al New York Film Festival) diretto da Jonathan Demme, adattamento del romanzo di Thomas Harris, è un polistilismo di generi: horror, poliziesco, thriller psicologico. Quest’opera ha ridefinito il modo in cui il pubblico si interfacciava con l’idea di mostro, con l’investigatore, in questo caso l’investigatrice Clarice Starling e, soprattutto ha ridiscusso il modo in cui l’orrore, e il cannibalismo, veniva rappresentato, che da quel momento avrebbe assunto il volto glaciale, famelico e beffardo di Hannibal Lecter.
35 anni fa Il silenzio degli innocenti non cambiò unicamente il nostro rapporto con il male, incarnato da un personaggio che avrebbe conquistato pubblico e critica con la sua lucida efferatezza, ma contribuì anche a inserire nella cultura popolare espressioni destinate a entrare nel nostro lessico quotidiano, come la celebre frase di Lecter, “Uno che faceva un censimento una volta tentò di interrogarmi: mi mangiai il suo fegato con un bel piatto di fave e un buon Chianti”, presente al 21° posto nella lista delle cento migliori citazioni cinematografiche di tutti i tempi. Il film, interpretato da Jodie Foster e Anthony Hopkins, ha trionfato agli Oscar conquistando i cosiddetti Big Five, ovvero i premi che appartengono alle cinque categorie principali: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior attrice protagonista e miglior sceneggiatura (Hopkins venne insignito nonostante la sua presenza sullo schermo duri appena 24 minuti e 52 secondi).
Clarice Starling è una recluta dell’FBI a cui viene assegnato il compito ostico di interfacciarsi con il dottor Hannibal Lecter, ex psichiatra e criminologo, detenuto nel manicomio criminale di Baltimora per aver ucciso alcuni pazienti e averne divorato i corpi. Il suo compito è quello di persuadere lo psichiatra ad aiutare l’FBI nel rintracciare un folle serial killer che sta uccidendo, una dopo l’altra, giovani donne dopo averle sequestrate per tre giorni. Il killer, soprannominato Buffalo Bill (interpretato da Ted Levine), non si limita ad uccidere le donne che rapisce, ma le scuoia, tenendo per sé brandelli di pelle, per poi inserire crisalidi della farfalla Acherontia atropos nella gola delle vittime. Clarice Starling instaura un rapporto particolarmente ambiguo con il dottor Lecter, comprendendo fin da subito che il modo migliore per convincerlo ad aiutarla nel caso di Buffalo Bill è quello di raccontarsi e rispondere alle numerose domande sulla sua vita personale. Orientata dai consigli e dalle provocazioni di Lecter, comincia a ricostruire il profilo psicologico di Buffalo Bill, scoprendo dettagli inquietanti sulla sua ossessione per la trasformazione fisica.
Il potere dello sguardo
Clarice Starling è un personaggio che si inserisce in un contesto cinematografico che, fino a quel momento, non prevedeva apertamente una figura femminile come ispettore, soprattutto nei modi e nei tempi portati sullo schermo da Jodie Foster. È una protagonista che riesce nel suo lavoro grazie all’intuizione, all’intelligenza e alla caparbietà, muovendosi in un ambiente dominato da figure maschili totalmente ostili. Tutto nel film ci porta verso questa visione di mondo, una realtà claustrofobica e asfittica che vuole dominare su Starling, un mondo maschile, che non fa altro che sessualizzarne il corpo, enfatizzato da inquadrature che sublimano la differenza fisica tra i sessi, come la sequenza introduttiva, dove Jodie Foster entra nell’ascensore per andare dal suo capo, o quando si ritrova nella stanza durante l’esame autoptico, circondata in entrambi i casi da un gruppo di detective che la osservano e la scrutano dall’alto della loro statura.
Starling viene definita dalla competenza con cui affronta ogni minaccia e dalla sua capacità di imporsi in uno spazio che non è stato pensato o immaginato per lei; ed è per questo che Il silenzio degli innocenti viene considerato un thriller che rovescia la dinamica dello psicopatico che insegue la vittima (quasi sempre donna), esercitando una centralità inedita del punto di vista femminile all’interno del thriller hollywoodiano. Clarice Starling è una figura che infrange l’immaginario della final girl e attraverso di lei il film ci consegna una prospettiva diversa, senza mai tradire la sua complessità.

