Il simbolo delle Paralimpiadi non è solo un logo: è un’icona che racconta la forza, l’identità e l’evoluzione culturale di un movimento sportivo unico al mondo.

Le origini del movimento paralimpico

Il termine Paralimpiadi deriva dall’idea di giochi paralleli a quelli Olimpici e racconta fin dall’origine il loro legame profondo con lo sport come strumento di inclusione. Il movimento paralimpico nasce grazie a Ludwig Guttmann, neurologo tedesco che, costretto a fuggire in Gran Bretagna per sottrarsi alle persecuzioni naziste, maturò una visione innovativa del ruolo dello sport nella medicina. Guttmann intuì che l’attività sportiva poteva diventare una parte fondamentale della riabilitazione dei soldati paraplegici reduci dalla Seconda guerra mondiale, non solo dal punto di vista fisico, ma anche psicologico e sociale.

La sua intuizione si trasformò in un vero e proprio movimento sportivo internazionale. Nel 1960, grazie anche al sostegno dell’amico e collega Antonio Maglio, Guttmann riuscì a portare per la prima volta in Italia delle competizioni sportive dedicate ad atleti con disabilità, organizzate in concomitanza con le Olimpiadi di Roma. Fu però solo negli anni successivi che quelle competizioni vennero riconosciute e ricordate come i primi Giochi Paralimpici della storia.

L’evoluzione dell’Agitos

Oggi il simbolo delle Paralimpiadi è conosciuto come Agitos ed è stato creato dal designer londinese Sheridan D.G.Davies nel 1994 ed è composto da tre forme curve nei colori rosso, blu e verde, che si rincorrono creando un movimento circolare. La parola Agitos deriva dal latino “agito”, “mi muovo”, e racchiude l’idea di cambiamento, azione e spinta verso il futuro, sottolineando lo sport come motore di trasformazione personale e collettiva. I colori, scelti perché tra i più presenti nelle bandiere del mondo, accompagnano un simbolo che rappresenta il corpo, la mente e lo spirito degli atleti con disabilità.

Prima dell’introduzione dell’attuale simbolo, il mondo paralimpico si presentava con un emblema diverso, composto da Taegeuk, cioè cinque gocce, che richiamavano i colori dei cerchi olimpici disegnati di Pierre de Coubertin.

L’intenzione era quella di esprimere una continuità ideale tra i due movimenti, pur mantenendo un’identità propria. Con il tempo, però, quella soluzione grafica mostrò alcuni limiti, soprattutto legati alla somiglianza con il simbolo olimpico e quindi alla necessità di evitare confusioni visive. Alla fine degli anni Novanta iniziò così un percorso di ridefinizione che avrebbe portato alla nascita di un nuovo simbolo.

simbolo paralimpiadi

La bandiera con il simbolo del movimento paralimpico nel 1998 issata da Robert Steadward, presidente del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC), e il segretario generale dell’IPC Miguel Sagarra Gadea davanti al nuovo quartier generale del Comitato sulla Adenauerallee di Bonn

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