da Hardware Upgrade :

È ormai passato più di un anno dal lancio del telescopio spaziale James Webb e il nuovo strumento scientifico voluto da NASA, ESA e CSA sta continuando il suo programma iniziale di osservazioni. Oltre a immagini particolarmente suggestive come quelle di NGC 346 o l’analisi di esopianeti il JWST ha anche osservato tra le galassie più antiche mai viste dagli scienziati (grazie alle sue capacità di catturare gli infrarossi).

Sul finire dello scorso anno è stato pubblicato un nuovo studio che prende in esame i dati raccolti per creare l’immagine SMACS 0723 pubblicata a luglio 2022 (e tra le prime diffuse del nuovo telescopio spaziale). In particolare l’attenzione è stata posta sulle “galassie pisello” chiamate anche “green pea” o “pea galaxy”. Si tratta di una rara tipologia di galassie che potrebbero essere tra le più antiche identificate. Ecco cosa è emerso.

Le galassie pisello e il telescopio spaziale James Webb

Secondo quanto riportato dallo studio, sono stati impiegati i dati raccolti nell’Early Release Observations (ERO) superando un coefficiente di 11 (z) quando si tratta di spostamento verso il rosso (in generale si stimano coefficienti di 11,6 e 15,8). Per riuscirci non è solo stata sfruttata la capacità di NIRCam ma anche il lensing gravitazionale offerto dall’ammasso di galassie SMACS 0723 che si trova tra la Terra e le galassie sullo sfondo che ha amplificato naturalmente il segnale.

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In particolare gli astronomi si sono concentrati su tre oggetti che sono molto deboli nelle emissioni nell’infrarosso e di dimensioni compatte. Le caratteristiche di queste galassie ricordano le “galassie pisello” citate sopra e già note in precedenza (a partire dal 2009). Il loro nome deriva dalla forma piccola (5000 anni luce di diametro) e rotondeggiante e dalle prime osservazioni dove il colore era “verdognolo” (a causa dell’emissione legata a nubi di gas) ricordando quindi dei piselli. Secondo i primi dati queste galassie contenevano solo il 2% dell’ossigeno presente nell’attuale Via Lattea dimostrandosi quindi piuttosto diverse.

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Lo scopo degli scienziati è caratterizzare la composizione chimica di queste galassie lontane e antiche grazie ai dati del telescopio spaziale James Webb. Questo dovrebbe permettere di capire la formazione e l’evoluzione delle stesse e comprendere meglio anche quella dell’interno Universo fino ai giorni nostri. Sono stati impiegati diversi filtri per NIRCam come F090W, F150W, F200W, F277W, F356W e F444W. In generale sono stati preferiti i filtri F150W e F200W con gli scienziati che si sono assicurati che non ci fossero rilevazioni non corrette.

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L’età dell’Universo era pari a solo il 5% dell’attuale. James Rhoads (astrofisico della NASA) ha dichiarato “con impronte chimiche dettagliate di queste prime galassie, vediamo che queste includono quella che potrebbe essere la galassia più primitiva identificata finora. Allo stesso tempo, possiamo collegare queste galassie dell’alba dell’Universo a quelle simili nelle vicinanze, che possiamo studiare in modo molto più dettagliato”. In futuro si potrebbe arrivare anche a scoprire oggetti con coefficiente di spostamento verso il rosso superiore a z=20. Questo getterebbe nuova luce sulle fasi iniziali dell’Universo.


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