ChatGPT è uno strumento potentissimo, ma non infallibile. Chi lo usa ogni giorno lo sa: a volte risponde con grande sicurezza… anche quando sbaglia. Questo comportamento non è un difetto “di volontà”, ma una conseguenza del modo in cui il modello è costruito.
Negli ultimi mesi molti utenti hanno scoperto un trucco semplice ma efficace: chiedere *prima* le fonti, cioè invitare il modello a indicare dove potrebbe reperire le informazioni, ancora prima di fornire la risposta. Questo approccio riduce drasticamente gli errori e porta a risultati più chiari e affidabili.
Perché ChatGPT può sbagliare con tanta sicurezza
ChatGPT non consulta internet in tempo reale (a meno che non sia attiva una funzione specifica) e non accede automaticamente a siti o documenti aggiornati. Le sue risposte derivano dai modelli linguistici: analizza il testo, riconosce schemi e produce l’output più coerente con ciò che ha “visto” durante l’addestramento.
Questo significa che:
- può inventare dettagli credibili (le cosiddette allucinazioni)
- può confondere dati simili tra loro
- può rispondere in modo falso ma molto convincente
- tende a completare una risposta anche se non ha informazioni sufficienti
Il risultato è che, senza un controllo umano, l’utente potrebbe prendere per vero qualcosa che non lo è.
Il trucco delle citazioni: come funziona
L’idea alla base di questo metodo è molto semplice: facendo riflettere ChatGPT sulle sue fonti ipotetiche prima di formulare la risposta, il modello tende a verificare internamente le informazioni e a ridurre le invenzioni.
Ecco come funziona nella pratica: prima di porre la domanda principale, si chiede al modello di elencare quali fonti consultarebbe per rispondere.
Esempio:
Invece di chiedere subito:
“Spiegami come funziona il 5G”
Si può chiedere:
“Prima indicami quali fonti o tipologie di documenti useresti per rispondere alla mia domanda sul funzionamento del 5G. Poi rispondi.”
Il modello a quel punto elenca fonti possibili (siti istituzionali, documentazione tecnica, guide ufficiali) e costruisce la risposta in modo più controllato.
Perché funziona davvero
Non si tratta di “magia” ma di un effetto benefico sul processo di generazione. Chiedendo le fonti prima di tutto:
- si obbliga il modello a ragionare in modo più strutturato
- si riducono le probabilità di invenzioni o errori grossolani
- si ottengono spiegazioni più precise e coerenti
- si facilita la verifica da parte dell’utente
Molti utenti hanno notato che questo trucco funziona anche con richieste complesse: analisi tecniche, ricerche storiche, spiegazioni scientifiche, ma anche tutorial pratici.
Come usare il trucco nelle tue conversazioni
Ecco un formato semplice che puoi copiare-incollare:
“Prima elenca le fonti o le tipologie di documenti che consulteresti per rispondere. Solo dopo fornisci la risposta.”
Puoi adattarlo a qualunque domanda: tecnologia, storia, scienza, consigli pratici, cronologia di eventi e molto altro.
Limiti e accortezze
Il trucco migliora la qualità delle risposte, ma non elimina del tutto la possibilità di errori. È sempre bene:
- controllare le informazioni importanti
- non dare per certa una fonte se non è verificabile
- usare più sistemi di AI per confrontare i risultati
- evitare di usare l’AI come unica risorsa per decisioni critiche
Conclusione
Chiedere le fonti prima della risposta è un modo semplice e immediato per ottenere risultati più affidabili da ChatGPT. Non richiede competenze tecniche, non richiede configurazioni particolari e può essere usato in qualunque conversazione. Se vuoi risposte più chiare, meno inventate e più verificabili, questo trucco è uno dei più efficaci da adottare.


