L’intelligenza artificiale al servizio delle donne imprenditrici in Afghanistan. Si chiama Ask Hakima, dove Hakima significa “donna saggia”, ed è l’ultimo progetto lanciato da She works for peace, organizzazione no-profit fondata da Selene Biffi che lavora a fianco delle donne afghane per favorirne l’accesso a opportunità di lavoro, formazione e inclusione.

La user experience è quella di una conversazione su Whatsapp, piattaforma scelta “perché rappresentava la soluzione più immediata. E perché gli altri due chatbot attivi in Afghanistan, uno dedicato alla salute mentale, l’altro all’istruzione, utilizzano questa applicazione”, spiega Biffi.

Come funziona la piattaforma

A rispondere è un bot cui è stata data l’identità di una donna tra i 30 e i 40 anni, esperta di tematiche legate all’imprenditoria. Capace di parlare sia Dari che Pashto, le due lingue ufficiali del paese, è esperta di tematiche legate all’impresa. “L’abbiamo progettata perché spieghi in maniera semplice e pratica, fornendo esempi ed evitando tecnicismi, con toni incoraggianti e non giudicanti”, prosegue l’imprenditrice sociale brianzola.

I temi sui quali le donne imprenditrici in Afghanistan possono interrogare Hakima sono quelli legati alla gestione di una micro impresa: dalla pianificazione delle attività alla gestione economica, dalla contabilità alle strategie di vendita e di marketing, fino all’accesso al credito e alla comunicazione. “Il chatbot è stato sviluppato tenendo conto del contesto locale e delle esigenze delle donne imprenditrici, sulla base dell’esperienza maturata nel supporto di oltre 15mila donne nel loro percorso imprenditoriale”. Un supporto attivo sia attraverso un call center dedicato, che un incubatore realizzato all’interno di un autobus che gira per le strade di Kabul.

Dal punto di vista tecnologico, “abbiamo fatto un’integrazione tra WhatsApp, ChatGPT e n8n, spiega Camilla Tofani, Fractional Cto Full Stack Developer che si è occupata dello sviluppo del progetto. In pratica, “ogni volta che viene mandato un messaggio su WhatsApp parte un’automazione di n8n che fa passare il dato su ChatGPT, che a sua volta interroga un database creato da She works for peace e risponde solo sulla base delle informazioni contenute in quest’ultimo”. Il bot è addestrato per rispondere nella stessa lingua usata dall’utente e “ricorda, come quasi tutti i chatbot, gli ultimi 20 messaggi. Questo, conclude Tofani, “per non sovraccaricare di informazioni il chatbot per ogni risposta”.

Il bacino di interesse per questo tipo di servizio è consistente: “negli ultimi quattro anni sono state rilasciate oltre 10mila licenze per imprese femminili”, ricorda Biffi. E sono già 500 le imprenditrici che utilizzano Ask Hakima per ottenere, in maniera del tutto gratuita, una consulenza relativa alla loro attività imprenditoriale.

Fonte