Di tasse irritanti ne è pieno il mondo, ma alcuni balzelli scalano le classifiche di impopolarità più velocemente di altri. È il caso della tassa online sui concorsi. Una tassa che colpisce cittadini in cerca di riscatto. In meno di due anni, 2,8 milioni di italiani sono stati obbligati a pagare più di 37 milioni di euro allo Stato per partecipare ai più svariati concorsi banditi dalla pubblica amministrazione. Se si punta a diventare docente universitario, aiuto bibliotecario, vigile urbano e così via il risultato non cambia: lo Stato chiede un “contributo di segreteria” ai cittadini che coltivano un sogno.
Si parte da 10 euro
La tassa sui concorsi parte da poco più di 10 euro per domanda inoltrata alla pubblica amministrazione, ma si può spendere anche di più: per il concorso da 450 magistrati bandito dal ministero della Giustizia nell’autunno del 2025 sono stati chiesti 50 euro a ogni giovane aspirante giudice. E non è stata la prima volta: la stessa cifra è stata chiesta nel 2024, ma anche nel 2023 il Mef (ministero dell’Economia e delle Finanze) ha intascato 50 euro da chi ha provato a conquistare la sua toga da magistrato tributario.
I 37 milioni censiti da Wired sono stati spesi dagli italiani nell’intero 2024 e i primi 11 mesi del 2025, secondo quanto ricostruito per questo giornale da PagoPa che è la principale piattaforma che gestisce i versamenti di chi aspira a un posto pubblico: 22,47 milioni sono stati pagati nel 2024 da 1,44 milioni di italiani; 14,8 milioni di euro sono stati versati nei primi 11 mesi del 2025 da 1,33 milioni di cittadini. Sfuggono dal conteggio le poche amministrazioni che affiancano al pagamento con PagoPa anche la possibilità di saldare il balzello con bonifico bancario.
Le amministrazioni pubbliche, dai piccoli comuni ai ministeri, rivendicano la bontà della tassa. “Per la partecipazione ai concorsi può essere previsto il pagamento di una tassa di concorso per le spese di procedura”, spiega il comune di Cologno Monzese sul proprio sito. Per alcuni enti, come ad esempio l’Agenzia delle dogane, “la ricevuta del pagamento effettuato dovrà essere inserita nella sezione ‘Allegati’ della piattaforma di presentazione telematica della domanda”.
Il pasticcio del ministero della Giustizia
Anche per il ministero della Giustizia “resta ferma la legittimazione alla partecipazione al concorso” solo per chi è “in regola con il pagamento del diritto di segreteria”. Un contributo, specifica nero su bianco via Arenula, che “non è rimborsabile. L’Amministrazione si riserva di effettuare le opportune verifiche escludendo chi non ottemperi” al pagamento.
Eppure, la stessa magistratura qualche dubbio sulla legittimità della tassa sui concorsia l’ha sollevato. A marzo 2025, quindi prima del bando di ottobre del ministero della Giustizia per individuare le 450 nuove toghe, il Tar della Puglia, sezione di Lecce, ha dichiarato illegittima l’esclusione di un candidato non in regola con il pagamento della tassa, “stante il carattere disfunzionale e sproporzionato” dell’esclusione dal concorso.


