La regione Lombardia ha identificato il primo caso umano di influenza aviaria H9N2 rilevato in Europa. A confermarlo è stato un recente comunicato del Ministero della Salute, secondo cui il paziente è una persona fragile con malattie concomitanti che ha contratto l’infezione da virus influenzale A(H9N2) di origine animale (aviaria) in un paese extraeuropeo, ed è attualmente ricoverato. Il virus, sottolineano dal ministero, è a bassa patogenicità.
L’influenza aviaria
L’influenza aviaria è un’infezione virale che colpisce principalmente gli uccelli selvatici, che solitamente non si ammalano, ma fungono da serbatoi del virus che viene espulso tramite le loro feci. Possono, inoltre essere contagiosi per uccelli da allevamento, come polli e anatre, che possono presentare forme della malattia provocate da ceppi a bassa patogenicità (Lpai) e da ceppi ad alta patogenicità (Hpai). Questi ultimi “causano una malattia estremamente grave, caratterizzata da un’infezione generalizzata del pollame colpito, nel quale possono indurre una mortalità in allevamento molto elevata (fino al 100%)”, si legge sul sito del ministero. I virus aviari, inoltre, hanno una grande capacità di mutare e, recentemente, alcune di questi ceppi sono stati trasmessi anche ai mammiferi, tra cui bovini e gatti.
Il primo caso in Lombardia
Nel caso di influenza aviaria H9N2 rilevato in Lombardia, il ministero afferma che, sulla base delle informazioni scientifiche disponibili, il contagio avviene tramite esposizione diretta al pollame infetto o ad ambienti o materiali contaminati, non è stata mai riportata trasmissione da persona a persona e i casi umani sono caratterizzati da malattia lieve. Inoltre, tutte le verifiche previste sono state tempestivamente effettuate e i contatti del caso sono stati individuati, nell’ambito delle ordinarie attività di prevenzione e sorveglianza. Commentando questo caso, Fabrizio Pregliasco, virologo e docente di Igiene Generale e Applicata presso l’Università di Milano, Direttore scientifico di Osservatorio Virusrespiratori.it, ha sottolineato che “parliamo di un’infezione importata e in un soggetto fragile, quindi in un contesto clinico ben definito. Non ci sono elementi che facciano pensare a un rischio immediato per la popolazione, ma è corretto utilizzare questi eventi come occasione per rafforzare i sistemi di allerta precoce e la preparedness (preparazione)”.


