Dopo sedici anni è finita l’era di Viktor Orbán in Ungheria. Fidesz, il partito del premier di estrema destra, è stato infatti pesantemente sconfitto alle elezioni legislative del 12 aprile dal partito di centrodestra Tisza, guidato da Péter Magyar. Con un’affluenza record del 78%, i seggi del parlamento che si è accaparrato Tisza sono 138 su 199. Un risultato schiacciante, che dà a Magyar la maggioranza di due terzi al parlamento necessaria per cambiare la costituzione e porre fine alla deriva “illiberale” messa in piedi da Orbán in tutti questi anni.
La vittoria di Magyar è l’espressione del malcontento della popolazione per l’erosione dello stato di diritto ma anche per la difficile situazione economica e per i numerosi scandali di corruzione che hanno coinvolto il governo. La fine dell’era Orbán è un duro colpo per Donald Trump e per Vladimir Putin, entrambi vicini all’ormai ex premier, ma anche per i partiti di estrema destra europei come Fratelli d’Italia e il Rassemblement National francese, che proprio in Orbán vedevano un modello da elogiare. L’avvento al potere di Magyar segna un riavvicinamento dell’Ungheria all’Unione europea dopo anni di scontri.
Il futuro dell’Ungheria
La vittoria di Péter Magyar
Alla fine Péter Magyar ha davvero vinto le elezioni in Ungheria. Da mesi i sondaggi davano il suo partito Tisza in netto vantaggio rispetto a Fidesz, il partito con cui Viktor Orbán ha governato per sedici anni il paese trasformandolo in una “democrazia illiberale”. Si pensava che queste previsioni potessero essere ribaltate dalla campagna di diffamazione contro l’avversario messa in atto dall’ormai ex premier con l’aiuto della stampa (controllata per l’80% dal regime). Dalla manipolazione dei collegi elettorali attraverso le leggi approvate appositamente per ostacolare la vittoria di partiti che non fossero Fidesz. Dalla serrata mobilitazione dei principali leader dell’estrema destra internazionale, come Donald Trump, Giorgia Meloni e Marine Le Pen, a favore di Orbán. E dalla storia recente di brogli e pressioni elettorali nel paese. Ma non è stato così.
Con un’affluenza record del 78% la vittoria di Péter Magyar alle elezioni legislative dell’Ungheria è stata persino più schiacciante del previsto. Il suo partito Tisza ha infatti ottenuto ben 138 dei 199 seggi di cui è composto il parlamento ungherese mentre Fidesz si è fermato a 55 e il partito di estrema destra Movimento Nostra Patria ne ha ottenuti solo sei. Inizialmente Orbán ha accusato di brogli il suo rivale ma alla fine, davanti a un risultato così netto, si è arreso è ha riconosciuto la sconfitta facendo una telefonata a Magyar per congratularsi. Migliaia di persone, perlopiù giovani, sono scesi in piazza per festeggiare dopo che già venerdì 10 aprile, a poche ore dalle elezioni, centinaia di migliaia di persone si erano già radunate al grande concerto contro Orbán tenutosi a Budapest. E per l’Ungheria, dopo sedici anni di discesa verso l’autoritarismo, è iniziata una nuova era politica che si preannuncia più liberale.
La sconfitta di Viktor Orbán
Fino a poco tempo fa Viktor Orbán e Péter Magyar erano in buoni rapporti. Magyar ha infatti un lunghissimo trascorso in Fidesz e ha sposato Judit Varga, fedelissima proprio di Orbán ed eletta ministra della Giustizia. Le cose sono cambiate nel 2024 dopo che Fidesz e proprio Varga, con cui nel frattempo aveva divorziato, sono stati travolti da un pesante scandalo a seguito del quale Péter Magyar ha lasciato il partito, ha aderito al più moderato Tisza e ha iniziato a denunciare la corruzione e il clientelismo che caratterizzano il partito di cui aveva fatto parte fino a quel momento, presentandosi come l’unica alternativa politica credibile a Orbán. Le sue denunce hanno fatto presa su un elettorato sempre più insofferente nei confronti del partito di governo a causa delle restrizioni dei diritti e delle libertà ma anche e soprattutto per la profonda crisi economica dell’Ungheria.


