Ma al di là delle mie predilezioni, il litbro mi sembra una creazione culturale di fantasia. Questi libri romanticizzano una forma di genio maschile sofferente, alienato e che addirittura si autocommisera? Certamente. In circolazione ci sono scrittori e lettori maschi sessisti e persino pretenziosi? Ovvio che sì. Ma gli indicatori più affidabili suggeriscono che si tratti di una sparuta minoranza.
Un sondaggio del 2022 riporta che negli Stati Uniti solo il 28% circa degli uomini legge narrativa (il problema è esacerbato dal calo generalizzato del genere, un problema a cui la Bbc ha recentemente risposto con un episodio di un podcast che analizza la “morte della lettura“). Altri rapporti mostrano che le donne pubblicano anche più narrativa rispetto agli uomini. Gli articoli d’opinione si preoccupano del litbro e del maschio performativo e, contemporaneamente, del fatto che “gli uomini non leggono narrativa“. È uno strano tic. Sei additato se non leggi, ma lo sei anche se rivolgi le tue attenzioni a un canone letterario tagliato sui tuoi gusti e sulla tua identità demografica.
Zauner scrive di aver intrapreso il compito di leggere e scrivere di Infinite Jest nell’ambito di un esercizio antropologico finalizzato a capire “cosa significa essere un lettore di David Foster Wallace, [un’etichetta] che, nel peggiore dei casi, è arrivata a significare misoginia, e nel migliore, una persona che è solo leggermente fastidiosa“. La sua valutazione del libro è perspicace e generosa. Risponde alle lucide profezie di Wallace sul futuro e si ritrova a simpatizzare non solo con il cast dei personaggi senza speranze di Wallace ma anche con i suoi lettori: “persone che ho capito essere definite da una serie di attributi completamente diversi da quelli che avevo ipotizzato, persone che avevano commesso un atto di sfida e di tenacia, di curiosità e rigore, e che, dopo tutto, erano tristi di vederne la fine“. Il litbro, almeno ai suoi occhi, è redento.
E perché non dovrebbe esserlo? In una cultura di filisteismo e appiattimento degli orizzonti culturali, un’esibizione pur superficiale di erudizione e – diamine – anche di snobismo, è sicuramente preferibile a un analfabetismo di massa e a un totale scollamento dal mondo della narrativa. Ci sono cose peggiori di un libro, o di un autore, che osano far sembrare cool, o addirittura “machista”, la narrativa difficile. Senza dimenticare il piacere sempre più raro che genera il venir risucchiati da un libro grande, grosso, divertente e intelligente, che richiede e premia un’attenzione prolungata.
In una cultura in cui il romanzo letterario ha lo stesso peso dell’opera lirica o delle collezioni di francobolli, per quanto sia fuori moda, è davvero cool dedicare il proprio tempo alle biblioteche, alle pile di tomi e ai libri pieni di orecchie e divisi da molteplici segnalibri; o, come l’eroico Hal Incandenza di Wallace, ringhiare: Io leggo.
Magari cercate di farlo senza essere eccessivamente insopportabili.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.


