da Hardware Upgrade :

Se il Veneto cerca di accelerare, auspicando di chiudere rapidamente l’accordo per l’insediamento di Intel a Vigasio, a frenare sembra proprio il colosso statunitense. Intervistato al World Economic Forum di Davos, il CEO Pat Gelsinger ha pronunciato parole che, un po’, spaventano. Come riporta il Corriere della Sera, l’Italia è “ancora in partita” per ospitare l’ormai famoso impianto di back-end e packaging fondamentale per la creazione dei microprocessori del futuro (in questo articolo il significato di queste parole tecniche).

Di atti formali ancora non ce ne sono, quindi possiamo dire che la situazione non è cambiata rispetto a ieri, ma dall’annuncio di un “potenziale” impianto con cifre e numeri occupazionali (qui i dettagli), e soprattutto dell’Italia in modo esplicito, al dire che lo Stivale è “ancora in partita”, ce ne passa. Cos’è successo in meno di un anno? Sappiamo che la corsa del settore dei semiconduttori si è sgonfiata negli ultimi mesi e tutte le realtà del settore tecnologico stanno tirando i remi in barca, anche Intel. D’altronde l’inflazione corre e i costi aumentano.

Tuttavia, il piano europeo annunciato nel marzo scorso appariva ben articolato e definito, e soprattutto di lungo respiro: può la frenata del mercato aver rimescolato le carte? Difficile pensarlo, perché può esserci stato un rallentamento, ma non essere tornato in discussione dopo il battage mediatico di Gelsinger sulla necessità di avere una filiera dei chip affrancata dall’Asia per essere più resiliente.

E, di fatti, il progetto delle due Fab produttive in Germania, in quel di Magdeburgo, sta procedendo. “Con la Germania stiamo andando avanti. Stiamo finendo i negoziati su alcuni aspetti con l’Unione europea e con i tedeschi sulle dimensioni dell’impianto altro”. Anche dalla municipalità della cittadina tedesca sono arrivate rassicurazioni dopo le voci di un possibile ritardo.

E quindi che cosa frena la “messa a terra” dell’investimento italiano? Secondo la ricostruzione del Corriere e le parole del CEO, lo European Chips Act “non è ancora stato approvato”, e con lui la possibilità dei governi di versare più aiuti di Stato per la costruzione degli impianti di semiconduttori – il CdS parla di una copertura pari a circa il 40% dei costi. Potrebbe essere questo il problema che ostacola la chiusura di un accordo con Intel? La società statunitense sta “giocando” per ottenere più sussidi?

“In origine abbiamo annunciato un impianto di packaging nell’Unione europea, e anche questo progetto resta. Adesso dobbiamo vedere dove far atterrare questo progetto, in quale Paese. L’Italia è ancora in gioco, ma anche altri Paesi candidati. Stiamo cercando di vedere dove. Decideremo entro l’anno”, ha spiegato Gelsinger al Corriere.

Intanto il CEO ha parlato telefonicamente da Davos con Giorgia Meloni martedì sera: non ci sono rappresentanti di peso dell’Italia al World Economic Forum, mentre Gelsinger si è incontrato con Leo Varadkar, il premier dell’Irlanda e, forse, anche con Pedro Sanchez (Spagna) e Andrzej Duda (Polonia). Spagna e Polonia facevano già parte del progetto, e così anche l’Irlanda dove Intel è già presente dal 1989 e sta espandendo la sua Fab.

Aggiungiamo che, intervistato da Il Sole 24 Ore, il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso ha dichiarato che “il confronto prosegue, anche questa mattina ho contattato gli uffici della Commissione europea. Tutto quello che è stato chiesto all’Italia e al governo, così come alle regioni che hanno candidato i loro territori, è stato fatto. Abbiamo risposto a tutte le richieste dell’azienda e siamo in contatto direi giornaliero sia con l’azienda sia con gli uffici della Commissione. Siamo consapevoli che l’investimento in Italia è il più importante e significativo perché è quello di maggiore avanguardia tecnologia. È un investimento su un nuovo stadio della tecnologia. Il governo è in prima linea su questo, crede nel progetto e si occuperà a portarlo a compimento nei tempi in cui ovviamente l’impresa e il mercato lo consentiranno. Noi ci siamo, è l’azienda che sceglierà quale sia, a suo avviso, il territorio più adatto all’investimento“.

Alcuni giornalisti economici affermano che Intel ha frenato sul progetto europeo dopo l’Inflation Reduction Act statunitense, il maxi piano del valore di 360-370 miliardi di dollari varato da Biden per facilitare la transizione energetica e tecnologica degli Stati Uniti. Un enorme “aiuto di Stato” diretto alle imprese USA che potrebbe convincere Intel a potenziare ulteriormente la sua presenza nel Paese e ridimensionare il progetto europeo.

Infine, un po’ di retroscena. In un articolo su La Stampa dei giorni scorsi, una fonte di primo piano dell’ex governo Draghi punta il dito contro l’ex ministro per la Transizione digitale Vittorio Colao. “Purtroppo non abbiamo fatto un buon lavoro, e parte della responsabilità fu nella convinzione di Colao di poter fare da solo grazie al suo rapporto personale con Gelsinger”, si legge.

Siamo stati tra i primi a dire che l’Italia avrebbe dovuto trasformare rapidamente la parola “potenziale” in un investimento concreto per non rischiare di perderlo. Le ultimissime notizie non sembrano buone, ma riprendendo Gelsinger “siamo ancora in partita”. E allora vinciamola questa partita.

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