Il piano fa affidamento anche sull’Institute for advanced study (Ias), il suo braccio scientifico; i programmi di formazione e quelli per le startup. Sesto e ultimo pilastro è la piattaforma Suk. Un ecommerce che mette in contatto imprese con fornitori di soluzioni di AI certificate o sviluppate. Oggi conta 92 produttori e 124 soluzioni censite, ma l’obiettivo al 2030 è di superare quota 8.000 aziende coinvolte e 600 produttori registrati e un abbinamento al giorno.
Suk dovrà contribuire alla sostenibilità dell’istituto, che può sì contare su fondi pubblici nell’ordine dei 18-20 milioni annui, ma che deve compensarli con ricavi esterni crescenti. Dai 4,9 milioni nel 2026 a 17,3 milioni nel 2030, per alimentare le infrastrutture di calcolo.
Il direttore generale di AI4I Antonio Emilio CalegariAI4I
Il triangolo dell’innovazione
Con la presentazione del piano strategico di AI4I si completa un triangolo dell’innovazione che vede agli altri vertici l’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova e la Fondazione Chips.it di Pavia, a sua volta fresca di presentazione del piano industriale. Messi uno a fianco all’altro, i tre istituti coprono lo sviluppo tecnologico lungo tutta la filiera dell’intelligenza artificiale: dai semiconduttori al software fino alla robotica.
“Stiamo lavorando concretamente a delle collaborazioni scientifiche strutturate su questo perimetro e su questo triangolo – spiega a Wired Pammolli -. Questo triangolo concretamente si tradurrà in laboratori congiunti, in progetti di ricerca congiunti e in una forte collaborazione scientifica”. Carlo Reita, direttore di Chips.It, identifica la strada in “nicchie chiave” nel design dei semiconduttori con cui recuperare terreno. “Possiamo concentrarci su algoritmi, microcontrollori e componenti specifici da esportare”, chiosa Giorgio Metta, direttore scientifico di Iit. Che sulla robotica umanoide, frontiera del settore in cui l’Italia compete proprio con uno spinoff dell’ente genovese, Generative Robotics, fresca di un round di 70 milioni di investimenti e di un accordo con Fincantieri per un progetto sulla saldatura, ne riconosce il potenziale “per automatizzare la fabbrica con le stesse infrastrutture pensate per l’uomo. Non è irrealistico che parte dell’automazione la fai senza ridisegnare fabbrica intera”.
Se il triangolo degli enti di ricerca è pronto ad alzare l’asticella, serve che i progetti di digitalizzazione pubblica corrano alla stessa velocità. “Questa è una sfida per i paesi europei – avverte Pammolli – perché la partita delle cosiddette Giga Factory delle AI va sviluppata molto di corsa, altrimenti questa intuizione di avere nicchie di specializzazione delle imprese europee servite dalla dalla capacità di calcolo e inferenziale non si manifesta. Quello che mi sembra importante è una coerenza tra lo sforzo di strutture come la nostra e un’infrastruttura digitale avanzata”. La sfida è aperta.


