A meno di un mese da Sanremo 2026 si entra nel vivo e si parte con gli ascolti in anteprima negli studi Rai di Milano e Roma. Carlo Conti per questo secondo anno consecutivo mantiene la stessa linea di conduzione, anche per gli ascolti: ritmi veloci, poca perdita di tempo, spazio alla musica, brani alternati in base al genere e al mood. Il conduttore e direttore artistico toscano del Festival di Sanremo 2026 è sicuramente abile nell’“asciugare” il programma riducendo il più possibile i tmepi morti. 30 canzoni sono sempre tante (troppe) e con 7-8 in meno non avremmo sofferto ma Sanremo è così, ormai, anche se quest’anno l’attesa e l’hype non erano altissime. L’ascolto dei brani – un ascolto unico e basta – ci ha dato una mappa testuale e sonora di cosa sentiremo dal palco dell’Ariston.
L’abilità è stata quella di variare molto: dall’urban pop in stile tormentone estivo fino all’intimismo di tante voci che sanno interpretarlo. Ma anche alcuni brani up-tempo che alzano il ritmo, per fortuna. Non tutte le ballad sono efficaci e lì la differenza la fa l’artista e la sua capacità interpretativa. Si parla principalmente d’amore, di problemi personali, di sofferenze, di genitorialità, di rivalsa, di insicurezze. Solo due o tre brani guardano un po’ fuori dal seminato, e qualcuno azzarda anche la tematica su Gaza – apprezzabile, davvero. Alla fine pensavamo molto peggio, invece qualche cosa d’interessante c’è, bisognerà vedere se la mancanza di tanti nomi grossi che calamitano l’attenzione peseranno a fine serata sui dati d’ascolto. Ma poi, alla fine, l’unico giudizio finale lo si può dare quando sentiremo le canzoni sul palco dell’Ariston. Da lì non si scappa.


