I due modelli di vertice iPhone 18 Pro e 18 Pro Max faranno il loro debutto il prossimo settembre proponendo novità a tutto tondo e la fotocamera sarà come sempre uno degli ambiti più attesi dai fan. Apple dovrebbe migliorare la qualità nella cattura di immagini e video e uno dei capisaldi sarà la capacità di variare l’apertura dell’obiettivo del sensore principale, in un modo molto simile a quanto avviene sulle macchine fotografiche. Ma si tratta davvero di una novità inedita? Gli appassionati di tech si ricorderanno bene che il primo smartphone a presentare questa soluzione fu Samsung Galaxy S9 uscito ben otto anni fa, nel 2018.
Come funziona l’apertura variabile
È da fine 2024 che si vocifera che gli iPhone 18 Pro avranno una fotocamera con apertura variabile: il noto analista Ming-Chi Kuo aveva infatti anticipato come gli ormai imminenti top di gamma Apple monteranno una soluzione per adattarsi al meglio alla luminosità ambientale. E finalmente i tempi sembrano maturi. La tecnologia applicata sarà del tutto simile a quella vista ormai da oltre un secolo nelle lenti fotografiche: l’utente può regolare l’apertura del diaframma ovvero il foro con lamelle posto davanti al sensore, che può far entrare più o meno luce allargandosi o restringendosi. Con maggiore apertura si ha più esposizione e uno sfondo più sfocato per esempio per ritratti con effetto bokeh più suggestivo. Con minore apertura passa meno luce, ma si ha più profondità di campo per uno sfondo più definito per esempio per paesaggi. Sin da iPhone 14, tutti i melafonini hanno sensori con apertura fissa impostata a ƒ/1.78 che può tornare utile in una grande varietà di situazioni, ma con meno libertà d’azione creativa rispetto a un’apertura variabile.
Il precedente di Samsung Galaxy S9
L’apertura variabile della fotocamera principale era la novità di punta della coppia Samsung Galaxy S9 e S9 Plus presentata durante il Mobile World Congress 2018 esattamente otto anni e un giorno fa (era il 25 febbraio del 2018). L’hardware era di tutto rispetto già allora, con un display super amoled da 5,8 e 6,2 pollici, chip Exynos 9810 per l’Europa e audio di qualità con componenti Akg. La fotocamera posteriore doppia da 12 megapixel poteva contare anche su una doppia apertura variabile per ambo i sensori con la capacità di passare da ƒ/1.5 a ƒ/2.4, ma anche girare slow motion fino a 960 fotogrammi al secondo. Per chi vuole tuffarsi nel passato, ecco la nostra recensione di S9 Plus dell’epoca. Che fine hanno fatto le fotocamere con apertura variabile? Si sono viste a bordo anche di Samsung Galaxy S10 e di altri modelli come Xiaomi 14 Ultra, vari Honor Magic e diversi Huawei Mate, poi sono state eliminate per rendere gli smartphone più sottili e leggeri.


