Sono passati più di tre mesi dal cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, almeno quello sulla carta, ma presto Israele potrebbe riprendere apertamente la sua offensiva militare. È quanto hanno dichiarato un ufficiale israeliano e uno arabo al giornale The Times of Israel, che fissa a marzo la possibile ripresa dei bombardamenti.
A partire dal 7 gennaio 2023, a seguito dell’attentato di Hamas in suolo israeliano, l’esercito di Israele ha condotto un genocidio documentato nella Striscia di Gaza, che ha causato oltre 73mila morti e la distruzione di gran parte del territorio palestinese. Il 10 ottobre 2025 è poi entrato in vigore un cessate il fuoco mediato dal presidente statunitense Donald Trump, che si è però dimostrato molto fragile visto che Israele lo ha violato sistematicamente. La pausa dei bombardamenti avrebbe dovuto portare, nell’idea israelo-statunitense, al disarmo e allo smantellamento di Hamas. Questo non è avvenuto e ora il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe dato istruzioni per prepararsi a una nuova offensiva militare.
La situazione dentro e fuori la Striscia di Gaza
Il (non) cessate il fuoco a Gaza
Dopo due anni di sterminio della popolazione distruzione del territorio, con un bilancio di oltre 73mila morti, dal 10 ottobre scorso il cessate il fuoco ha fatto arretrare le truppe israeliane dietro la cosiddetta Yellow Line, un’area che corrisponde a circa il 53 per cento della Striscia di Gaza.
Israele ha però continuato a violare i termini del cessate il fuoco, lanciando nuovi attacchi e – soprattutto – limitando l’ingresso degli aiuti umanitari. L’ultima volta proprio nei giorni scorsi, quando ha aperto il fuoco uccidendo tre cittadini palestinesi accusati di aver varcato la linea di confine. In precedenza, il 9 gennaio, l’esercito israeliano aveva lanciato una serie di raid nelle città di Khan Younis e Gaza, uccidendo almeno 11 persone, tra cui alcuni bambini. In totale l’esercito israeliano ha ucciso almeno 425 persone palestinesi dall’inizio del cessate il fuoco, una cifra assurda, ma che comunque non ha scalfito la pesante cortina calata sull’informazione e sulle proteste a partire dall’autunno.
Una nuova offensiva di Israele?
Nei termini del cessate il fuoco, Israele aveva posto la condizione del disarmo e dello smantellamento di Hamas. Era questo il tema su cui negoziare per le fasi successive dell’accordo, quelle che avrebbero seguito la fine dei bombardamenti. Ma tutto questo non si è verificato e il dialogo tra le due parti sta vivendo un momento di stallo totale.
Non solo, fonti come il The Washington Post hanno rivelato che l’organizzazione estremista palestinese sia riuscita a mobilitare nuove risorse grazie a donazioni arrivate dall’estero da alleati come l’Iran e che si stia in qualche modo riorganizzando. Di fronte a questa situazione, Israele si starebbe muovendo per elaborare e mettere in atto un piano militare di emergenza con cui estendere il controllo del suo esercito sulla Striscia di Gaza.

