Indice
  1. L’interpretazione di Lepore sullo Stato Artificiale
  2. L’impatto della quantificazione sulla politica
  3. Silicon Valley e le conseguenze culturali
  4. Conclusione

Jill Lepore e lo Stato Artificiale: una riflessione sulla democrazia algoritmica

Il nuovo libro di Jill Lepore, storica di Harvard, si propone di analizzare la complessa intersezione tra tecnologia, democrazia e governanza. In The Rise and Fall of the Artificial State, Lepore esplora come la sfera pubblica sia diventata parte integrante di un sistema privato, con i cittadini ridotti a semplici utenti e le decisioni governative trasferite a macchine prive di legittimità democratica. La sua analisi offre spunti di riflessione anche per l’Europa, in particolare in relazione all’AI Act.

L’interpretazione di Lepore sullo Stato Artificiale

In un’intervista per il podcast Decoder, Lepore sottolinea come quello che stiamo vivendo non sia una mera digitalizzazione della democrazia, bensì una sua sostituzione con un modello radicalmente diverso: il cosiddetto Stato Artificiale. Qui, la comunicazione digitale viene utilizzata da governi e aziende per automatizzare il discorso pubblico, dando vita a un sistema in cui gli esseri umani perdono progressivamente la loro rilevanza. La storica ricollega questa idea alla tradizione hobbesiana, ma sovverte il significato: mentre Hobbes descriveva lo Stato come un costrutto sociale, oggi siamo di fronte a una realtà in cui le persone diventano sempre più superflue.

Lepore non esita a definire lo Stato Artificiale come la realizzazione del sogno di una società governata da macchine, dove le interazioni umane sono ridotte al minimo e il potere è detenuto da corporazioni che non hanno alcun obbligo verso la democrazia.

L’impatto della quantificazione sulla politica

Un tema centrale del libro è la quantificazione politica, un concetto che Lepore ha già cominciato ad esaminare in precedenti lavori. La misurazione sistematica di dati e comportamenti umani è vista come un processo deumanizzante, dove la politica abbandona il dialogo diretto per una logica basata su dati. I cambiamenti nella tecnologia comunicativa hanno segnato la storia politica americana, e oggi siamo giunti a un punto in cui le reazioni degli elettori vengono predette e manipolate attraverso algoritmi.

Questo fenomeno ha conseguenze disastrose: secondo Lepore, l’analisi dei dati ha sostituito l’interazione fisica che un tempo univa le comunità. Le assemblee locali e le conversazioni dirette sono scomparse, lasciando spazio a un’interazione digitale che non favorisce né la deliberazione né il consenso.

Silicon Valley e le conseguenze culturali

La cultura imprenditoriale della Silicon Valley rappresenta un altro elemento di riflessione per Lepore. Essa fa da motore all’impatto dello Stato Artificiale, dove personaggi come Musk e Zuckerberg operano non solo come innovatori, ma anche come figure che tendono alla fuga dalla realtà democratica. Le loro visioni per il futuro appaiono più come progetti di disimpegno dalla società che come soluzioni per migliorare le nostre vite.

La questione è ancora più pressante in Italia, dove l’influenza delle tecnologie digitali sulla sfera pubblica è palpabile. Le politiche relative all’intelligenza artificiale si muovono in due direzioni: da una parte, un miglioramento dell’efficienza dei servizi pubblici, dall’altra una mancanza di riflessione critica sul processo democratico. Qui, l’impatto della siliconizzazione della società si fa sentire, rendendo necessario un dibattito etico sulla tecnologia.

Conclusione

La sfida principale che emerge dall’opera di Lepore è quella di preservare l’umanità nella pratica democratica, riconoscendo il valore dell’interazione fisica e del dibattito pubblico. In un mondo in cui la tecnologia tende a disumanizzare le relazioni, è fondamentale tornare a un modello di democrazia che non sia solo ottimizzato per la massima efficienza, ma che consideri la pluralità delle esperienze umane. La sfida è comune: non solo in America, ma anche in Europa e in Italia, dove la costruzione di una democrazia robusta richiede che i cittadini si riapproprino della loro voce in un contesto sempre più digitale.