Da Wired.it :

Alcune di queste storie (per lo più ambientate negli anni ‘80 e ’90) sono tra le più celebri, disturbanti e grottesche del mangaka, legate ai personaggi ricorrenti della sua opera come l’ammaliatrice Tomie – già protagonista di trasposizioni in Oavee in una serie di film live action – e il meschino Soichi. Alcune prendono ispirazione dagli incubi – letterali – di Ito (i palloncini a forma di tesa umana scaturiscono da un suo sogno di gioventù), altri dagli autori che lo hanno influenzato. Tutti hanno in comune la capacità di condurre lo spettatore in uno stato di disagio strisciante: più che del terrore, sono racconti del disturbante. Le atmosfere sono più inquietanti che da brivido; i personaggi sono immorali, invidiosi, maligni e vendicativi, entità dispettose che non sottendono a una morale ma che agiscono solo per soddisfare un capriccio, il sadismo e la malvagità.

Non c’è un senso o una logica che in qualche modo diano un senso a tanta crudeltà o che giustifichino tanta efferatezza (le uniche eccezioni si rifanno alle tre storie di vendetta, fonte di una soddisfazione “karmica”). Alcune storie, come i due gioielli Hanging Balloon e Tomb Town descrivono eventi inspiegabili che coinvolgono intere comunità, e sono le più affascinanti assieme a quelle più intime, dove individui isolati e alienati vengono divorati dalla follia. 

Il fascino di Junji Ito Maniac: Japanese Tales of the Macabre risiede unicamente nel genio del suo autore, non di certo nell’adattamento. Qualche anno fa Studio Deen aveva già animato la Junji ito Collection, raccolta adattata pedissequamente dalle opere dell’autore (e distribuita sul servizio streaming di anime Crunchyroll) con l’analoga svogliatezza con cui ha animato Maniac. Lo studio di animazione è tristemente famoso per il misero e criticatissimo lavoro fatto con le ultime stagioni di Seven Deadly Sins e anche con questo titolo dimostra di fare il minimo sindacale  e di inseguire un facile profitto.



[Fonte Wired.it]