Il 30 maggio del 2020, da Cape Canaveral, mentre migliaia di occhi puntavano il cielo e i social ribollivano di meme e previsioni di ogni tipo, due astronauti statunitensi, Doug Hurley e Robert Behnken, salirono su una navicella che non apparteneva ad alcuna generazione di veicoli storici della Nasa: era la Crew Dragon di SpaceX, pronta per il primo lancio con equipaggio, dal suolo statunitense, dopo quasi un decennio di assenza. Il suo decollo segnò una svolta: non solo perché restituì agli Stati Uniti l’accesso autonomo degli astronauti allo spazio, ma per un cambio di paradigma nella gestione dei voli orbitali.
Dietro le quinte, una donna ne aveva coordinato ogni fase, dalle trattative con i partner commerciali alla supervisione dei test di volo: Kathy Lueders. Era stata soprattutto lei a farsi interprete di un modello di esplorazione capace di mettere a sistema pubblico e privato, con un’economia dello spazio in crescita vigorosa.
E già mentre la Dragon si allontanava dalla Terra, Lueders, che per la Nasa era manager del programma Commercial Crew, si preparava a un altro salto: un mese dopo, l’allora amministratore Jim Bridenstine le affidò la leadership dell’intero programma di esplorazione spaziale con equipaggio. Per la prima volta nella storia, era una donna ad assumerne la responsabilità.
Nella Nasa dal 1992, e prima di approdare alla gestione dei voli spaziali umani, Lueders aveva già ricoperto ruoli chiave nel programma Space Shuttle e nell’infrastruttura della Stazione spaziale internazionale, incluso il coordinamento dei servizi di rifornimento cargo e l’integrazione di veicoli partner da Europa, Giappone e Russia.
Dopo aver contribuito a rilanciare Artemis, il programma destinato a riportare gli esseri umani sulla Luna, e aver guidato l’agenzia nel nuovo approccio dei partenariati pubblico-privati, Lueders è stata protagonista di un’altra scelta strategica: nel maggio del 2023, non senza qualche polemica di cui daranno conto le prossime righe, ha lasciato la Nasa per assumere la direzione generale di Starbase, sede centrale e centro produttivo di SpaceX, in Texas. Quindi, poche settimane fa, è diventata executive advisor di Helene Huby, fondatrice e amministratrice delegata di The Exploration Company, una delle realtà emergenti più dinamiche della space economy europea.
Un altro “salto” strategico significativo: fondata nel 2021 e con sedi in Germania, Francia, Italia e negli Stati Uniti, The Exploration Company è infatti impegnata nello sviluppo di Nyx, una capsula spaziale riutilizzabile per il trasporto di carico — e, potenzialmente, di equipaggi — verso l’orbita terrestre bassa, verso la Iss, le prossime stazioni e il sistema cislunare.
Disporre della massima versatilità è stato peraltro ribadito da un contratto recente con Redwire , azienda statunitense che dovrà fornire due sistemi di attracco compatibili con l’International Docking System Standard (Idss). La missione aziendale di The Exploration Company è chiara: offrire capacità tecnologiche e operative che facciano dell’Europa un protagonista autonomo nella logistica spaziale commerciale, riducendo la dipendenza da soluzioni esterne. Per questo il coinvolgimento di Lueders non è simbolico, ma un indicatore delle ambizioni della compagnia: integrare esperienza istituzionale di alto profilo, competenze tecniche di lungo corso e visione strategica. In un periodo in cui la space economy sta riscrivendo le regole dell’esplorazione, la voce di Lueders all’interno di The Exploration Company promette di rappresentare un ponte tra successi consolidati e una nuova, ambiziosa, postura europea oltre l’atmosfera.


