La comandante della Sea Watch Carola Rackete è di nuovo libera


Secondo il giudice per le indagini preliminari, Rackete avrebbe agito per necessità di adempiere al dovere di salvare vite umane, e non può quindi esserle contestato il reato di resistenza a pubblico ufficiale

Una manifestazione a sostegno della scarcerazione di Rackete organizzata a Colonia (foto: Federico Gambarini/picture alliance via Getty Images)

Carola Rackete, il capitano della Sea Watch 3 che nei giorni scorsi aveva forzato il blocco navale, violando le norme del decreto sicurezza bis, ed era finita agli arresti domiciliari, è tornata in libertà. Il giudice per le indagini preliminari di Agrigento Alessandra Vella non ha convalidato l’arresto e non ha disposto altre misure cautelari (si era parlato di un divieto di dimora a Lampedusa).

Secondo il gip, Rackete non avrebbe commesso il reato di resistenza e violenza a nave da guerra (articolo 1100 del codice della navigazione) e non dovrebbe essere punita per quello di resistenza a pubblico ufficiale poiché sussiste una “scriminante”, ovvero una giustificazione: il capitano avrebbe agito in questo modo per adempiere a un dovere, quello di salvare vite umane. Nelle motivazioni, il gip aggiunge anche che i migranti sono stati portati in Italia perché i porti della Libia e della Tunisia non sono considerati sicuri.

Sono sollevata dalla decisione del giudice”, ha commentato Rackete. “La considero una grande vittoria della solidarietà verso tutti i migranti e rifugiati e contro la criminalizzazione di chi vuole aiutarli”. Rackete è ancora accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Potrà perciò muoversi in libertà ma dovrà tornare nel capoluogo siciliano il 9 luglio per essere interrogata dalla procura.

 

La reazione di Salvini (e quella di Di Maio)

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha contestato la decisione del gip di Agrigento di non convalidare l’arresto di Rackete. “Lo sapevo che ci sarebbe stato qualcuno pronto a negare l’evidenza”, ha detto durante una diretta su Facebook. “Mi vergogno di chi permette in questo paese che arrivi il primo delinquente dall’estero e, nel nome delle sue idee politiche, disubbidisca alle leggi e metta a rischio la vita di alcuni militari italiani che stanno facendo il loro lavoro”. Il riferimento è al presunto speronamento (poi ampiamente smentito) di un’imbarcazione della Guardia costiera da parte della Sea Watch mentre si avvicinava al porto di Lampedusa.

Il leader leghista vorrebbe espellere Rackete e nella serata di ieri ha annunciato che “è pronto un provvedimento per rispedirla nel suo paese perché è un pericolo per la sicurezza nazionale”. Difficilmente, però, Rackete tornerà in Germania, dove è nata 31 anni fa. Il prefetto Dario Caputo ha infatti confermato l’esistenza del decreto ma ha specificato che deve essere controfirmato dal magistrato e, al momento, non ci sarebbero le condizioni. L’interrogatorio di Carola, cui è ancora contestato il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, è fissato per il 9 luglio e allontanarla dall’Italia sarebbe controproducente, almeno nell’ambito dell’inchiesta.

Anche Luigi Di Maio è rimasto sorpreso dalla decisione del giudice. “Io ribadisco la mia vicinanza alla Guardia di finanza in questo caso. Ad ogni modo il tema è la confisca immediata della imbarcazione. Se confischiamo subito la prossima volta non possono tornare in mare e provocare il nostro Paese e le nostre leggi”.

Il capo politico del Movimento 5 stelle, però, si sbaglia. L’imbarcazione capitanata da Rackete rimane infatti sotto sequestro. La Sea Watch ha detto che continuerà le sue operazioni di soccorso in mare e decisioni simili sono state annunciate nei giorni scorsi anche da altre ong.

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